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	<title>Il Blog di Fabio Molinari</title>
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		<title>Molinari contro &#8220;il Trota&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Esagono" src="https://fbcdn-photos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s720x720/389349_354293677968821_150960994968758_957617_67391986_n.jpg" alt="" width="100%" /></p>
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		<title>Sarkozy caput.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 18:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ride bene chi ride ultimo; non si dice così in questi casi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ride bene chi ride ultimo; non si dice così in questi casi?</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/rPSJoPbG8Oc?rel=0" frameborder="0" width="100%" height="315"></iframe></p>
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		<title>un video sul quale riflettere</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 11:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Un imprenditore come tanti: la differenza fra crediti verso lo stato e debiti è in positivo. Ma Equitalia gli chiede comunque di pagare. Allora decide di chiudere l&#8217;azienda e di consegnare le chiavi ad un rappresentante dello Stato. L&#8217;unico modo per diminuire la pressione fiscale è dimezzare i dipendenti pubblici: motorizzazione civile, poste, ASL, politici e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un imprenditore come tanti: la differenza fra crediti verso lo stato e debiti è in positivo. Ma Equitalia gli chiede comunque di pagare. Allora decide di chiudere l&#8217;azienda e di consegnare le chiavi ad un rappresentante dello Stato.<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/3F7z2U1d8hc?rel=0" frameborder="0" width="100%" height="315"></iframe><br />
L&#8217;unico modo per diminuire la pressione fiscale è dimezzare i dipendenti pubblici: motorizzazione civile, poste, ASL, politici e staff politici, procure e chi più ne ha, più ne metta.<br />
Solo così si può diminuire la pressione fiscale e creare nuovi posti di lavoro. Il futuro è la privatizzazione dei servizi (chiaramente con un serio antitrust); il sistema pubblico non è nient&#8217;altro che un ammortizzatore sociale. E per tenerlo in vita, si blocca lo sviluppo d&#8217;impresa.<br />
Per rompere il circolo vizioso ci vuole un&#8217;azione forte. Se si continua a mantenere il carrozzone (ricordo le 22mila assunzioni dell&#8217;ultimo mese in Regione Sicilia e il numero dei forestali della Regione Calabria), va a finire che non converrà più fare impresa. E senza contributi anche il carrozzone statale sarà a spasso.<br />
Bisogna avere coraggio, fare la scelta di tagliare via l&#8217;arto incancrenito, ovvero più della metà del comparto statale, e dare ossigeno all&#8217;impresa privata, ovvero l&#8217;arto sano.<br />
Diamo lustro e rafforziamo la piccola media impresa, il vero cuore battente del sistema economico italiano.<br />
Privatizziamo gli enti carrozzone e dimezziamo l&#8217;organico pubblico. Ci rimane solo questo da fare. Le tasse non andranno più per la maggior parte in stipendi pubblici, ma ad incentivare le imprese, a creare un VERO ammortizzatore sociale per i disoccupati, a finanziare l&#8217;istruzione, l&#8217;università e la ricerca, a sistemare le strade ed aumentare la sicurezza.</p>
<p><strong>Ma siamo un paese assistenziale, retorico e buonista. Bisognerà aspettare che fallisca anche l&#8217;ultima impresa, per poter licenziare solo il primo dei dipendenti statali.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>è giunto il tempo dell&#8217;uomo forte?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 09:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato Così scriveva Machiavelli in un periodo di instabilità politica e precarietà sociale, come il XV Secolo. Oggi, apparentemente, siamo lontani dalla frammentazione dell&#8217;epoca. Apparentemente. Ciò che allora era manifesto, oggi è celato, ma crea lo stesso senso di precarietà e di incertezza nel futuro. Machiavelli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato</p></blockquote>
<p><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/27/Santi_di_Tito_-_Niccolo_Machiavelli%27s_portrait_headcrop.jpg/220px-Santi_di_Tito_-_Niccolo_Machiavelli%27s_portrait_headcrop.jpg" alt="" width="154" height="197" />Così scriveva Machiavelli in un periodo di instabilità politica e precarietà sociale, come il XV Secolo. Oggi, apparentemente, siamo lontani dalla frammentazione dell&#8217;epoca. Apparentemente. Ciò che allora era manifesto, oggi è celato, ma crea lo stesso senso di precarietà e di incertezza nel futuro. Machiavelli, allora, sperava in una personalità forte che potesse spazzare via l&#8217;instabilità politica. Probabilmente oggi chiederebbe una personalità autorevole che spazzi via la retorica nazionale, il buonismo, l&#8217;assistenzialismo, la partitocrazia.<br />
Uno stato schiavo e prigioniero di un circolo vizioso: assunzioni pubbliche oltrenumero, impossibilità di esuberi e tagli nel settore statale, pena il crollo del potere di acquisto e l&#8217;impennata della disoccupazione. Unica soluzione: tassare i veri lavoratori (privati) per pagare gli stipendi a statali ed affini. Conseguenza: tasse che non ritornano in servizi, burocrazia inutile e pressione fiscale troppo elevata.<br />
Quasi un secolo fa, in un periodo simile a questo, in Italia salì al potere il cosiddetto &#8220;uomo forte&#8221; (o l&#8217;uomo della provvidenza, così considerato da Pio XI). Ce la farà la democrazia a guarire lo Stato, o cederà il passo?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Animal research saves lives. Save animal research</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 21:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Dato che ci saranno molte persone che criticheranno questo post, vi incollo una serie di FAQ (http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com), con tanto di bibliografia attestante che ciò che c&#8217;è scritto non sono cavolate campate per aria, ma informazioni citate da riviste scientifiche. Se condividete ciò, vi invito a mettere &#8220;Mi piace&#8221; alla pagina FaceBook dell&#8217;associazione. ______________________________________________________ &#160; 1.1 Cos’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/336695_297824863591971_199124936795298_825630_1929396746_o.jpg" alt="" width="100%" /></p>
<p>Dato che ci saranno molte persone che criticheranno questo post, vi incollo una serie di FAQ (<a href="http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/">http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com</a>), con tanto di bibliografia attestante che ciò che c&#8217;è scritto non sono cavolate campate per aria, ma informazioni citate da riviste scientifiche.</p>
<p>Se condividete ciò, vi invito a mettere &#8220;Mi piace&#8221; alla pagina FaceBook dell&#8217;<a href="https://www.facebook.com/pages/A-Favore-della-Sperimentazione-Animale/199124936795298">associazione</a>.</p>
<p>______________________________________________________</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1.1 <strong><em>Cos’è la Sperimentazione Animale?</em></strong></p>
<p>“Sperimentazione Animale” è un termine ombrello che racchiude tutte quelle tecniche di ricerca che fanno uso di animali vivi.</p>
<p>1.2 <strong><em>“Sperimentazione Animale” è sinonimo di “Vivisezione”?</em></strong></p>
<p>Il significato di una parola viene attribuito sulla base dell’etimologia e dell’utilizzo.<br />
Dal punto di vista etimologico, vivisezione è un termine che indica soltanto quelle tecniche di laboratorio che richiedono il taglio del tessuto animale in vivo (sotto anestesia totale o locale); dunque non racchiude tutti quei metodi sperimentali che non comportano il taglio del tessuto.<br />
Dal punto di vista dell’utilizzo, in ambito scientifico il termine non è presente, in quanto non dà indicazioni di valore sul tipo di esperimento che è stato condotto. In certi ambienti, soprattutto animalisti, è invece usato come sinonimo della sperimentazione animale in toto. Si tratta di una tattica per ottenere una reazione emotiva nel lettore/ascoltatore, perché evocare il “taglio”, la “ferita”, il “sangue” porta sempre alla mente immagini negative. Ovviamente noi contrastiamo fortemente tale utilizzo, in quanto scorretto per etimologia e in quanto evoca un’immagine distorta della sperimentazione animale, e ci atteniamo dunque al senso stretto del termine che, benché poco utile, è senz’altro più preciso</p>
<p>1.3 <strong><em>A cosa serve la sperimentazione animale?</em></strong></p>
<p>A fare ricerca, ovviamente. La ricerca poi può essere diretta in vario modo: semplice curiosità intellettuale senza applicazioni, almeno immediate (ad es., voglio capire come si orienta una formica); test farmacologici e di tossicità; modelli animali in senso generale.</p>
<p align="center"><strong>I Modelli Animali</strong></p>
<p>2.1 <strong><em>Cos’è un modello animale?</em></strong></p>
<p>Un organismo che per sue specifiche caratteristiche biologiche si presta bene ad essere utilizzato come oggetto di studio per trarre conclusioni di applicabilità generale oppure specificamente umana.</p>
<p>2.2 <strong><em>Può considerarsi una “copia” dell’uomo?</em></strong></p>
<p>No. Il modello è un sistema semplificato che si utilizza per riprodurre alcune caratteristiche dell’originale. Non è una copia e nessuno pretende che lo sia. Inoltre quello che scopriamo in un modello spesso è applicabile non solo all’uomo, ma ad un’intera gamma di organismi.</p>
<p>2.3 <strong><em>Come viene scelto un organismo modello, e quali sono i più utilizzati?</em></strong></p>
<p>Dipende dal tipo di esperimenti che si vuol fare. Ogni modello ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Di solito si cerca di scegliere gli organismi modello sulla base di criteri di praticità sperimentale; è necessario ad esempio che si allevino con facilità in un laboratorio e si riproducano in fretta. Il resto dipende dalla caratteristica che si desidera osservare: il moscerino <em>Drosophila melanogaster</em>, ad esempio, è un favorito per gli studi di genetica, grazie alla facilità con cui osservano gli effetti delle mutazioni e con cui si ottiene la transgenesi (Boyl et al., 2001; Joshi, 2003; Prasad and Joshi, 2003; Saitoe et al., 2005; Piazza and Wessells, 2011); il rospo<em> Xenopus laevis</em> è il beniamino dei biologi dello sviluppo, poiché le uova grandi e senza guscio permettono facilmente di osservare i processi di sviluppo embrionale e di intervenire su di essi (Vignali et al., 1994; Amaya, 2005); topi e ratti sono molto utilizzati per via della grande vicinanza filogenetica con l’uomo ei tempi di sviluppo comparativamente rapidi, i primi vengono talvolta preferiti per la facilità con cui si ottiene la transgenesi, i secondi per via delle maggiori capacità cognitive (Hamilton and Frankel, 2001; Tecott, 2003; Brown and Hancock, 2006). Organismi più simili all’uomo, come cani, gatti e primati, sono utilizzati di rado, e i loro campi di applicazione sono principalmente nella tossicologia, neurobiologia e chirurgia sperimentale.</p>
<p>2.4 <strong><em>Le informazioni ottenute tramite gli organismi modello possono essere estese ad altri organismi o all’uomo?</em></strong></p>
<p>Con la dovuta prudenza, le informazioni sui meccanismi di base di funzionamento dell’organismo animale possono essere considerate valide dalla <em>Drosophila</em> al topo al macaco all’uomo (Sharman and Brand, 1998; Acampora et al., 2005). Perfino molte informazioni ottenute da studi su non-animali, come batteri o lieviti, <em>mutatis mutandis</em> risultano essere di valore del tutto generale (Afshar and Murnane, 1999; Yang et al., 2000; Meulemans et al., 2010).<br />
Se la scoperta scientifica ha valore generale, lo stesso non si può dire per le sue specifiche applicazioni, come l’utilizzo sull’uomo di determinati farmaci, o i test di tossicità. In questi casi il modello animale è utilizzato come garanzia minima, in mancanza di metodi più affidabili in grado di sostituirlo. Questo ruolo non è tuttavia da sottovalutare, come non è da sottovalutare il ruolo che ha la pura scoperta scientifica a priori dell’applicazione tecnica.</p>
<p>2.5 <strong><em>E’ vero che il modello animale non è soggetto a validazione?</em></strong></p>
<p>In realtà non dovremmo mai parlare di modello animale, ma di modelli animali, al plurale. Essi sono potenzialmente infiniti.<br />
I modelli utilizzati nella ricerca di base non direzionata, come <em>Drosophila</em> e <em>Xenopus</em>, non necessitano di alcuna validazione, poiché il loro duplice ruolo è di raccogliere informazioni, che inutili non sono mai, e di suggerire direzioni possibili per le ricerche future, non di tradurre i risultati direttamente in una tecnica terapeutica per l’uomo.<br />
I modelli che riproducono patologie umane devono invece rispondere a tre requisiti per essere ritenuti validi: <em>face validity</em>, o validità di forma; <em>predictive validity</em>, o validità predittiva; <em>construct validity</em>, validità di costrutto (Willner and Mitchell, 2002; Anisman and Matheson, 2005; Vollmayr et al., 2007). Vale a dire, in un buon modello animale di patologia si manifestano gli stessi sintomi del corrispettivo umano, le stesse reazioni ai trattamenti, la stessa eziologia dei sintomi. Ogni modello viene dunque validato dalla comunità scientifica sulla base della corrispondenza più o meno piena a questi requisiti.<br />
Sono forse i test farmacologici a richiedere per legge precisi protocolli di validazione, visto che è loro richiesto, come tecnica, di essere in grado di fare previsioni accurate e ripetibili; ma nessun modello cellulare o computazionale o similari di fenomeno biologico che appaia in letteratura subisce di per sé processi di validazione più complessi di quelli riservati ai modelli animali.</p>
<p>2.6 <strong><em>La transgenesi serve a rendere più “umanizzati” gli animali?</em></strong></p>
<p>Assolutamente no. La transgenesi non rende affatto gli animali più umani. La transgenesi semmai sfrutta le somiglianze che sono già presenti fra tutti gli organismi per studiare l’effetto che ha un gene nel contesto dell’organismo. Un profano potrebbe esserne sorpreso, ma i geni sono spessissimo perfettamente intercambiabili fra specie, per cui a conti fatti usare una proteina umana o quella che ha la stessa funzione nel topo di solito è la stessa cosa.<br />
L’uomo è il topo hanno quasi il 100% del genoma in comune (Pennacchio, 2003; Tecott, 2003; Brown and Hancock, 2006), una somiglianza che si riflette anche sul piano funzionale (Rossant and McKerlie, 2001; Argmann et al., 2005; Kim et al., 2010; Kitsios et al., 2010; Miller et al., 2010), nessuno pretende di renderli ancora più simili di quanto già non siano …</p>
<p>2.7 <strong><em>Il fatto che tutti i farmaci debbano essere testati sull’uomo prima della commercializzazione non dimostra che i test su animali non servono a niente?</em></strong></p>
<p>Come dire, “a che serve mettere il numero sulle scarpe, tanto te le devi provare comunque prima di comprarle”. Ma se permettete testare 25000 paia di scarpe è un po’ diverso da testarne due o tre. Specialmente se c’è il rischio che il paio di scarpe sbagliato ti ammazzi…<br />
Il test su animali non garantisce gli effetti che un farmaco avrà sull’uomo, ma questo non vuol dire che sia inutile. Ci dà comunque forti indizi sulla sua funzione, ci permette una preselezione atta ad escludere i composti nocivi o inutili e a mettere in evidenza le potenzialità degli altri, e soprattutto ci permette di muoverci con libertà. In questo senso il modello animale rappresenta uno spazio di movimento in cui lo scienziato può generare e mettere alla prova nuove ipotesi senza tutte le restrizioni che avrebbe con un essere umano. Una funzione indispensabile.</p>
<p>2.8 <strong><em>Perché si studiano le malattie croniche e degenerative nei roditori che vivono solo 2-3 anni?</em></strong></p>
<p>Perché ovviamente anche i processi degenerativi sono accelerati in animali dal life-span breve, e infatti prima dell’avvento della transgenesi i modelli animali favoriti per le demenze erano semplicemente animali anziani, anche roditori (Hollander and Mos, 1986; Dewachter et al., 2000b; Dewachter et al., 2000a). Qualsiasi biologo è in grado quanto meno di immaginarlo, anche se forse non ogni psichiatra …</p>
<p>2.9 <strong><em>Perché si studiano le malattie della mente negli animali che non sanno parlare?</em></strong></p>
<p>I modelli animali di malattia psichiatrica non riproducono mai l’intero quadro sintomatologico dell’originale, e non è quella la loro funzione. Essa è semmai quella di concentrarsi su singole sintomatologie, che possono essere benissimo studiate senza che il roditore venga a raccontarci la sua biografia (che per altro ci è ben nota sin dall’inizio). I parametri comportamentali che si possono usare per misurare i sintomi psichiatrici nell’animale sono innumerevoli, e dunque per i dettagli di questo aspetto si rimanda alla letteratura specializzata o eventualmente a nostri prossimi interventi.<br />
Quanto alle critiche di chi afferma che i modelli in questione siano creati tramite sostanza psicoattive o lesioni cerebrali, e ciò li invaliderebbe, vogliamo far notare: 1) Che ci sono modelli che non sfruttano nessuna delle due metodologie, come quelli basati su stress e deprivazione ambientale (Millstein and Holmes, 2007; George et al., 2010; Monje et al., 2011; Farooq et al., 2012; Kim et al., 2012) e 2) che nel nostro cervello c’è già un discreto ammontare di sostanze psicoattive, ed è sul riequilibrio del loro funzionamento che si basano la maggior parte degli psicofarmaci, quindi quello che si fa somministrandole dall’esterno è semplicemente riprodurre artificialmente le condizioni per il determinato sintomo che ci interessa studiare.</p>
<p align="center"><strong>I “Metodi Alternativi”</strong></p>
<p>3.1 <strong><em>Esistono metodi di ricerca in biologia che non facciano uso di animali vivi?</em></strong></p>
<p>Moltissimi. Colture cellulari, simulazioni al computer, studi clinici ed altri. Va detto che di norma tali metodi non usano animali vivi, ma spesso li usano morti, perché i materiali utilizzati da qualche parte devono pur venire.</p>
<p>3.2 <strong><em>Perché non vengono utilizzati?</em></strong></p>
<p>Questi metodi vengono utilizzati ordinariamente in ricerca. Arriverei a dire che praticamente tutti i laboratori del mondo fanno uso anche di questi metodi (chi afferma che si danno Nobel per la ricerca su animali esclusivamente perché “si fa solo quella” sta semplicemente vaneggiando). Ma ciascuno di essi ha dei limiti naturali. Colture cellulari e simulazioni al computer possono soltanto dare delle informazioni preliminari che devono essere confermate dallo studio in vivo. Se si obbietta che il cuore di un topo non può simulare quello di un umano, si dovrà a maggior riconoscere che non può farlo uno strato di cellule su un vetrino.<br />
Gli studi clinici invece, se ben condotti, hanno grande validità e garantiscono la visibilità scientifica, ma presentano tutta una serie di difficoltà: è necessario trovare un numero di soggetti da studiare sufficientemente ampio, poter offrire delle garanzie sulla loro salute, disporre di ingenti finanziamenti, poter controllare strettamente le condizioni di vita degli individui per un tempo sufficientemente lungo, isolando singoli fattori biologici … e, ovviamente, non si può procedere per “prove ed errori” in libertà, che è una delle necessità della ricerca scientifica.</p>
<p>3.3 <strong><em>E’ vero che i metodi di cui stiamo parlando non vengono usati perché troppo costosi?</em></strong></p>
<p>Cominciamo col dire che il denaro rappresenta le risorse sociali che abbiamo a disposizione e che possiamo investire in una ricerca. E gli ambiti di studio sono tanti, e le risorse non sono illimitate. Dunque se anche chi afferma ciò avesse ragione, diremmo che il denaro è un motivo più che buono per preferire un metodo rispetto a un altro.<br />
Ciò detto, in realtà la sperimentazione animale è la metodologia di ricerca più costosa e difficile, se escludiamo gli studi clinici. Il fatto che questi ultimi costino tanto è uno dei numerosissimi fattori limitanti, che ho già citato, per il loro uso. Dunque una sostanza viene provata sull’uomo solo se c’è una gran mole di dati che ne indichi le potenzialità e la non pericolosità, il che è un atteggiamento perfettamente razionale.</p>
<p>3.4 <strong><em>È possibile, allo stato attuale, sostituire la sperimentazione animale con questi metodi cosiddetti “alternativi”?</em></strong></p>
<p>Al momento in nessun ambito della ricerca che coinvolge la biologia animale si può fare a meno degli animali. Dovrebbe essere scontato da dirsi, studiare l’animale senza l’animale … sarebbe come fare informatica senza il computer. Puoi anche farlo, scrivere gli algoritmi su un foglio di carta etc., ma non ha senso se non hai un supporto su cui provarli.<br />
Tuttavia in alcuni casi possono essere usati metodi in grado di ridurre il numero di cavie impiegate e migliorare le loro condizioni di vita, con conseguente riduzione anche nei costi.</p>
<p>3.5 <strong><em>E in futuro?</em></strong></p>
<p>Nell’immediato futuro è possibile che vengano sviluppati metodi alternativi efficaci per quanto riguarda i test di tossicologia, ad esempio, o altre operazioni che siano in qualche modo “di routine”. Sarebbe anche uno sviluppo auspicabile, ma al momento i metodi allo studio non sono sufficientemente raffinati.<br />
Praticamente in tutti gli altri campi il ricorso all’animale vivo, presto o tardi, diventerà sempre inevitabile, a meno di sapere già a perfezione tutto quello che ci interessa sapere sulla biologia animale. Ma se lo sapremo già, a che servirà studiarla ancora?</p>
<p>3.6 <strong><em>La sperimentazione animale ha mai fatto danni? I siti contrari riportano numerosi esempi.</em></strong></p>
<p>Non poteva far danno.<br />
Come dicevo, tutti i prodotti in commercio hanno superato anche i trial clinici su umani. Se dunque in seguito si sono dimostrati comunque dannosi, questo non è un limite della sperimentazione animale, ma della sperimentazione in toto. Non puoi vedere un effetto collaterali che si verifica in un 1/10000 casi su un campione di cento individui. Se si tiene conto di questo, automaticamente il 90% dei “danni” riportati dai siti animalisti scende giù per lo scarico. Notevole è che negli stessi elenchi spesso si accusa la sperimentazione animale di aver rallentato lo sviluppo di alcune tecniche … ammesso che ciò sia vero, e non è un’ammissione, si tratta al più di un eccesso di prudenza. Non vogliamo arrischiarci a provare sugli umani un farmaco che ha ucciso tutti gli animali su cui l’abbiamo provato, no? Chi si prenderebbe una simile responsabilità? Specialmente se poi, come se non bastasse, ci toccherà pure sentire gli animalisti che ci accusano di averlo somministrato al pubblico senza sufficienti precauzioni.<br />
In generale si sperimenta appunto perché non si sa il risultato. Tutte le volte che ci andrà male, qualunque cosa facciamo, ci criticheranno. Ma la sperimentazione animale ha fatto parte della scoperta e standardizzazione di tutte le tecniche mediche oggi in uso, e non si può pretendere di affermare che in tutte quelle che funzionano non ne abbia merito e in tutte quelle che non hanno funzionato ne sia colpevole, questa è disonestà intellettuale.</p>
<p>3.7 <strong><em>Esistono tecniche non invasive per lo studio dei processi cerebrali?</em></strong></p>
<p>Sì. C’è un fortissimo interesse, anche scientifico, a sviluppare tali tecniche, poiché esse, non richiedendo di ricorrere alla chirurgia, permettono di studiare direttamente l’essere umano. Basti pensare alla più semplice di tutte queste tecniche, l’elettroencefalogramma …</p>
<p>Come ho sempre occasione di ricordare, però, non esiste quasi nessuna tecnica sperimentale che abbia solo vantaggi e nessuno svantaggio, e le tecniche in questione non sfuggono alla regola. Su un’analisi approfondita dei singoli metodi di studio dell’attività cerebrale con tutti i loro pregi, difetti e possibilità di applicazione si potrebbe scrivere libri interi, ed è stato fatto (Crist and Lebedev, 2008; Dzirasa, 2008; Hanson et al., 2008; Lehew and Nicolelis, 2008; Lin and Gervasoni, 2008; Oliveira-Maia et al., 2008; Oliveira and Dimitrov, 2008; Sandler, 2008; Turner et al., 2008; Wiest et al., 2008).</p>
<p>Approfondimenti saranno forniti in altra sede. Per ora dobbiamo notare che metodi come <strong>fMRI</strong>, risonanza magnetica funzionale, o <strong>PET</strong>, Positron Emission Tomography, o ancora il semplice <strong>EEG</strong>, l’elettroencefalogramma, hanno tutti dei notevolissimi problemi che ne restringono l’applicabilità rendendoli inutilizzabili per studiare qualsiasi forma di integrazione a più livelli, ovvero per connettere l’attività del singolo neurone al quadro generale dei fenomeni di sincronizzazione su scala più ampia, all’attività dei sistemi di neurotrasmettitori e infine all’attività cognitiva. I limiti più significativi di queste tecniche non invasive riguardano i costi talora elevatissimi (ripetiamolo ancora una volta: un costo accessibile solo ad un paio di laboratori in tutta Italia rappresenta un limite giustificatissimo per l’applicazione di una metodologia), problemi a riuscire a coniugare una buona risoluzione temporale e spaziale, limitazioni nella durata dell’esperimento, difficoltà nell’isolare il segnale originale rispetto alle perturbazioni, impossibilità di studiare il comportamento del singolo neurone nel contesto del sistema nervoso. In bibliografia c’è del materiale per chi voglia approfondire un po’ per conto suo i limiti e le possibilità offerti da queste tecniche. Comunque speriamo di poter dedicare un intero articolo alla questione (Zarahn, 2001; Zhao et al., 2005; Smirnakis et al., 2007 Shen et al., 2008; Chappell et al., 2011 Jones, 1996; Volkow et al., 1997; Turner and Jones, 2003).</p>
<p>Ovviamente, chi ama elogiare le meraviglie dei metodi alternativi è molto rapido ed efficiente nel dire cosa con essi si può fare. Curiosamente però tende ad omettere di ricordarci quello che <strong>non</strong> si può fare…</p>
<p>3.8 <strong><em>Singolarmente, i singoli metodi complementari non possono sostituire il modello animale. Ma con un approccio integrato non sarebbe possibile?</em></strong></p>
<p>Saremmo molto interessati a scoprire come i sostenitori di simili tesi sostituirebbero per esempio con metodi in vitro gli esperimenti di deprivazione monoculare di Hubel e Wiesel (Wiesel and Hubel, 1965; Hubel and Wiesel, 1970), o  come studierebbero fenomeni di apprendimento visivo al corticale al livello della risposta dei singoli neuroni (Bjorklund and Magnussen, 1981; Sclar et al., 1985; Smirnakis et al., 1997; Li et al., 2008), o come farebbero ancora a occuparsi qualsiasi effetto di natura cognitivo-comportamentale che coinvolga l’integrazione delle scariche al livello del singolo neurone. Ma questo rientra nel campo delle neuroscienze, ed è argomento che è già stato trattato nella domanda precedente, non pretendiamo troppo.</p>
<p>Per il resto, posso solo far notare che è una bizzarra posizione sostenere che sia possibile ricostruire la reazione di un intero organismo umano nella sua complessità partendo da componenti così elementari, e poi affermare che il problema dei modelli animali è che essi siano “troppo riduzionisti”, mettendo in luce in lunghi articoli infarciti di referenze più o meno a proposito l’estrema ed irriducibile complessità degli organismi animali come motivo della loro incompatibilità. E perdonatemi se qui non cito referenze, perché di questo si occupa già qualsiasi sito animalista; sono affermazioni loro, non nostre (si veda anche il nostro articolo “Riduzionismo e olismo nella sperimentazione animale: un excursus necessario”).</p>
<p align="center"><strong>Mito e realtà nei laboratori</strong></p>
<p>4.1 <strong><em>Ho visto un video scioccante su internet girato in un laboratorio in cui si pratica la sperimentazione animale … Cosa ne pensi?</em></strong></p>
<p>Ti suggerisco di fare innanzitutto alcuni controlli. Per prima cosa, bisogna verificare quando è stato girato il video e dove; ormai da una ventina d’anni le leggi sulla sperimentazione animale si son fatte molto più restrittive di un tempo, in Europa, mentre in molti paesi del mondo la legislazione è ancora parecchio indietro in questo senso. Inoltre questi video spesso vengono girati addirittura in posti che non sono laboratori di ricerca, come zoo e istituti veterinari, oppure che non sono a norma, e dunque non rappresentano minimamente la realtà.<br />
Secondariamente, dovresti valutare se effettivamente le immagini che hai visto sono “crudeli”. Ti faccio alcuni esempi: potresti aver visto ghigliottinare un ratto. Non ti mentirò, in un laboratorio il ratto viene quasi sempre sacrificato, e la decapitazione con la ghigliottina è uno dei metodi preferiti. Ma questo, a parte fare un po’ schifo, non fa alcun male all’animale, che muore sul colpo. Più che far caso all’effettiva “sofferenza”, lo spettatore viene scioccato con il sangue …<br />
Oppure vedi una scimmia con il cranio aperto e degli elettrodi in testa, e la prima impressione è che sia una sorta di “tortura”. La verità è che il cervello non ha nocicettori, quindi se l’elettrodo è correttamente posizionato (e deve esserlo per fare un buon esperimento) la sua stimolazione non causa nessun dolore, anzi può essere incredibilmente piacevole e addirittura venire usata come ricompensa per l’animale quando lo si vuole addestrare ad un determinato compito.<br />
In generale la sofferenza non serve allo sperimentatore, e spesso danneggia i risultati dell’esperimento. Oggigiorno disponiamo di molti metodi per sperimentare in modo più umano di quanto non si facesse in passato, quindi un ricercatore che infligge dolore gratuito ai suoi animali difficilmente sarà un buon ricercatore …<br />
Io consiglio di non fidarsi mai troppo di questi video, per un semplice motivo: se davvero rappresentassero in qualche modo la realtà, chi li ha girati avrebbe sporto denuncia prima di metterli su youtube.</p>
<p>4.2 <strong><em>Perché i laboratori e gli stabulari non sono aperti al pubblico?</em></strong></p>
<p>È bene chiarire che i laboratori non sono parchi divertimento, non si entra ed esce come da una cabina telefonica. Gli animali vanno mantenuti in condizioni estremamente controllate, l’ingresso di patogeni ed allergeni deve essere minimo, e le condizioni ambientali mantenute stabili. Un ulteriore problema è che in tali laboratori sono custodite sostanze pericolose per la salute, fra cui farmaci, droghe, traccianti radioattivi, di cui non si può rischiare il furto o la dispersione. Questo è anche uno dei motivi per cui i laboratori vengono sempre di più spostati lontano dal centro delle città, per ragioni di sicurezza.<br />
Inoltre non tralasciamo il motivo più ridicolo, ma per un ricercatore uno dei più seccanti: gli animalisti stessi. Ho fatto sopra degli esempi di come essi spesso sfruttano l’ignoranza della gente: se ti mostro una scimmia con gli elettrodi nel cervello tecnicamente io non ti sto mostrando nulla di falso, la trovi davvero in alcuni fortunati laboratori. Ma ometto di dirti che non sta soffrendo, parlo di “tortura”, non ti dico neanche a che serve l’esperimento, e così facendo riesco comunque a danneggiare la reputazione dei ricercatori, perché chi vede il video sarà emotivamente sconvolto.<br />
Come è ben noto, gettar fango su qualcuno è molto più facile che rimuoverlo. Quindi non puoi biasimarmi, signora Gabanelli, se io, ricercatore, quelle immagini che tu potresti usare con disonestà contro di me preferisco non fartele avere proprio, così che tu non possa darle in pasto ad un’opinione pubblica che non è sufficientemente formata da capirne il senso.<br />
Va da sé che gli ispettori e i pubblici ufficiali possono verificare che non ci siano irregolarità tutte le volte che lo desiderino. I turisti è bene che vadano a fare un giro nei musei, che puzzano di meno e son più belli da vedere.</p>
<p>4.3 <strong><em>Hai detto che la legislazione attuale riguardo alla sperimentazione animale è piuttosto rigorosa. Che limiti impone?</em></strong></p>
<p>L’ultima direttiva europea sostanzialmente regolamenta la sperimentazione su tutti gli animali che siano ritenuti dotati di capacità di soffrire sufficientemente sviluppata, ovvero i vertebrati e i cefalopodi. Le norme più significative riguardano il divieto di utilizzare randagi per gli esperimenti, di riutilizzare più volte lo stesso animale per procedure sperimentali stressanti, di eseguire esperimenti dolorosi senza anestesia.</p>
<p>4.4 <strong><em>Gli animalisti sostengono che sia possibile infrangere facilmente questi divieti …</em></strong></p>
<p>La legge non prevede “scappatoie” che lo consentano. L’unico margine di manovra concesso ai ricercatori consiste nella possibilità di non rispettare il divieto qualora ciò sia richiesto dall’esperimento. Non si può opinare su questo punto: se devo fare una ricerca sul dolore, non possono usare un animale anestetizzato; se devo fare uno screening per un antidepressivo o un ansiolitico, devo avere a disposizione un animale sotto stress.<br />
Questi criteri non sono equivoci: ci sono circostanze in cui rispettare il divieto comprometterebbe l’esperimento. In tutte le altre il divieto è valido.<br />
Se invece il problema sono i pochi controlli, direi che di questo c’è da lamentarsi con le forze dell’ordine, non certo con gli scienziati.<br />
Infine vorrei che fosse chiara una cosa: che il divieto ci sia o non ci sia, che sia fatto rispettare o non sia fatto rispettare, questo non permette di dedurre niente su come effettivamente i ricercatori si comportano nei loro laboratori. Se pure io non fossi controllato mai da nessuno, non ometterei mai di anestetizzare un topo prima di operarlo, perché lo troverei inutilmente crudele, e inoltre potrebbe inficiare i risultati dell’esperimento. Quando sentite dire che nei laboratori i ricercatori godono nel fare del male agli animali, potete dire tranquillamente che avete davanti un velenoso idiota.</p>
<p>4.5 <strong><em>Mi stai dicendo che nei laboratori gli animali non soffrono mai, non corrono rischi e vivono una bellissima vita?</em></strong></p>
<p>Sarebbe una posizione piuttosto ipocrita. Intendiamoci, ci sono delle sperimentazioni che sono davvero del tutto innocue o quasi. Ma la maggior parte comporta una certa dose di rischio e stress per l’animale, altrimenti diverrebbe relativamente più facile farla direttamente sugli umani (in realtà ci sono limiti anche di natura pratica, e non etica, a sperimentare sugli umani, ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta).</p>
<p>Quello che noi diciamo non è che gli animali da laboratorio vivano in piccoli paradisi, quello che noi diciamo è che vivono in condizioni ragionevolmente più che buone, e che ogni precauzione è presa per evitare loro sofferenze. E questi sono i fatti incontestabili, sono la realtà delle cose; che ci si voglia credere o si preferisca invece attribuirci i più fantasiosi e perversi motivi per mentire spudoratamente non cambia i fatti.</p>
<p>Si possono aprire contestazioni piuttosto sul piano valoriale: per noi gli assunti di base quanto a valori sono la priorità della vita umana e del progresso scientifico rispetto al livello tutto sommato basso di stress che alcuni animali si trovano a subire. Si tratta insomma di un prezzo che noi troviamo assolutamente ragionevole, e troviamo anzi che sarebbe profondamente immorale e irrispettoso delle sofferenze dei nostri simili meno fortunati rifiutarsi di pagarlo. Altri possono ritenere che non sia così, ma questa è una posizione filosofica che non scalfisce minimamente il discorso scientifico. Inoltre, ovviamente, la riteniamo eticamente insostenibile, come argomentato in alcuni dei nostri articoli.</p>
<p>4.6 <strong><em>Perché quando uccidete un animale a scopi di ricerca parlate di “sacrificio”?</em></strong></p>
<p>Sarà forse perché la cosa NON PIACE né all’animale né a noi?</p>
<p>Il presente articolo verrà eventualmente aggiornato per inserire risposte ad ulteriori domande.</p>
<p><strong>[OI]</strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>boycott Euro2012</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 21:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; European Union and UEFA cannot accept this disgraceful situation in Kiev. Both Italy and UE MUST boycott Euro2012 if Tymoshenko won&#8217;t be released by June. This situation could be comparable to the Sun Ki&#8217;s one. But we are in Europe. And in 2012 in Europe we cannot accept this disgrace.]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>European Union and UEFA cannot accept this disgraceful situation in Kiev.<br />
Both Italy and UE MUST boycott Euro2012 if Tymoshenko won&#8217;t be released by June.<br />
This situation could be comparable to the Sun Ki&#8217;s one. But we are in Europe. And in 2012 in Europe we cannot accept this disgrace.</p>
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		<title>io a Lissone scelgo Andrea Crippa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 11:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A qualche giorno dalle elezioni, scelgo di fare outing sulla mia scelta elettorale. Ho scelto di votare (come consigliere comunale) Andrea Crippa, classe 1986, studente universitario e motivato candidato a consigliere. Credo sia una scelta giusta, sana e responsabile che dia ossigeno alla politica cittadina con una faccia nuova e onesta. Ho avuto garanzie dallo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A qualche giorno dalle elezioni, scelgo di fare outing sulla mia scelta elettorale.<br />
Ho scelto di votare (come <span style="text-decoration: underline;"><strong>consigliere comunale</strong></span>) Andrea Crippa, classe 1986, studente universitario e motivato candidato a consigliere.<br />
Credo sia una scelta giusta, sana e responsabile che dia ossigeno alla politica cittadina con una faccia nuova e onesta.<br />
Ho avuto garanzie dallo stesso Crippa che il suo voto in una futura assise cittadina sarà volto alla preservazione del verde lissonese, alla tutela degli interessi dei giovani, delle imprese e alla preservazione della nostra cultura sopra quelle allogene.<br />
Anche <strong>Matteo Salvini</strong> è intervenuto questo lunedì, con un volantinaggio al mercato, in sostegno a Crippa.<br />
Salvini, eurodeputato che ritengo essere tra i migliori politici e comunicatori della politica attuale, con la sua presenza, ha confermato la bontà della scelta di votare <strong>Andrea Crippa</strong> per il consiglio comunale di Lissone.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash3/577694_10150844847550081_623775080_11964709_1404363604_n.jpg" alt="" width="80%" /></p>
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		<title>Il paese del boom industriale (cento metri fuori dall&#8217;Italia)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 08:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Consiglio di leggere questo articolo su Il Corriere di oggi. «La strada che porta qui (in Svizzera, ndr) da Varese è affiancata da edifici industriali dismessi e con le scritte «vendesi» e «affittasi» in bella vista; ma appena attraversata la dogana ecco una fila ininterrotta di capannoni nuovi, nuovissimi o in costruzione.» «Stabio, Svizzera: solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consiglio di leggere <a href="http://www.corriere.it/economia/12_aprile_28/del-frate-boom-industriale_c76beaaa-90f0-11e1-9c63-0823a340624b.shtml">questo articolo</a> su Il Corriere di oggi.<br />
«La strada che porta qui (in Svizzera, ndr) da Varese è affiancata da edifici industriali dismessi e con le scritte «vendesi» e «affittasi» in bella vista; ma appena attraversata la dogana ecco una fila ininterrotta di capannoni nuovi, nuovissimi o in costruzione.»<br />
<strong>«Stabio, Svizzera: solo 40 giorni per aprire e tasse al 25%»</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong></strong>A quando liberalizzazioni serie, federalismo ANTIsolidale e meritocrazia in Italia? Altrimenti, si rischia che la Lombardia emigri in Svizzera.<br />
La burocrazia ci soffoca, ci opprime. A 100 metri dal confine italiano, per aprire un&#8217;attività basta andare in un SOLO ufficio (one step office). Nel nostro paese, il tam tam burocratico è insostenibile. Così non si incentiva nulla.<br />
Il settore pubblico italiano è marcio, morto, fallito. L&#8217;Italia va riformata. <strong>Eliminiamo la burocrazia</strong>, azzeriamo il settore pubblico.<br />
La vera spending review è la privatizzazione dei servizi (<span style="text-decoration: underline;">N.B. </span><span style="text-decoration: underline;">sono fondamentalmente contrario alle privatizzazioni, ma, alla luce dei fatti, è l&#8217;unica cosa che ci rimane da fare</span>). Solo così si abbassa la spesa pubblica e si fa crescere il PIL.</p>
<div>Ma, dato che il comparto statale, più che un servizio ai cittadini è un ammortizzatore sociale, si continuerà su questa strada.<br />
E, si sappia, le tasse che paghiamo, per esempio, andranno a stipendiare, in parte, le guardie forestali calabresi (in numero, il doppio dei ranger dei boschi del Canada) per un totale di 240 milioni di euro l&#8217;anno, esempio di sprechi pubblici e legalizzati, al posto che tornarci in servizi ed in incentivi per la crescita.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Per concludere, in Svizzera: sviluppo, semplicità burocratica e innovazione.<br />
In Italia: solidarietà sociale, federalismo solidale, economia solidale, burocrazia, ostacoli all&#8217;impresa ed incentivi all&#8217;emigrazione.</div>
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		<title>25 Aprile</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 08:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Se questo è il risultato, preferivo non essere &#8220;liberato&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se questo è il risultato, preferivo non essere &#8220;liberato&#8221;.</p>
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		<title>Se fossi francese, voterei Marine Le Pen</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 11:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Molinari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal mondo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/-ESetTNGc9cg/TqVEp7gKrgI/AAAAAAAAEqw/jicqItSDp2U/s1600/marine-le-pen-fond-bleu.jpg" alt="" width="98%" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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