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Maroni: tregua per tornare a pensare al Paese


Caro direttore,
la lettura dei giornali in questi giorni mi lascia sconsolato. Provo fastidio e imbarazzo quando giro le pagine dedicate al caso Ruby.
Piene di reportage piccanti, di accuse infamanti, di condanne preventive, di moralismi di convenienza, di interviste ai catastrofisti di professione, di dibattiti neo-femministi sul tema l’utero-è-mio-e-me-lo-gestisco-io. Il mio fastidio non deriva solo dalla questione che vede protagonista il Presidente del Consiglio (sono peraltro convinto che la vicenda in sé, almeno sotto il profilo penale, sia del tutto inconsistente) né dalle rivelazioni (molto déjà vu) su ciò che il Presidente del Consiglio fa a casa sua la sera (il suo stile di vita è diverso dal mio, certo, ma è, appunto, affar suo). Provo fastidio per le ingiuste critiche che sono state rivolte all’operato della Questura di Milano nella vicenda Ruby, perquisizioni comprese. Ho difeso questo operato in tutte le sedi, a cominciare dal Parlamento, dalle opposte accuse di «eccesso di tolleranza» verso Ruby la notte del fermo e di «eccesso di brutalità» nelle recenti perquisizioni nei confronti delle amiche di Ruby. Questa posizione la ribadisco volentieri anche qui. E la mia non è una difesa d’ufficio, essendo Ministro dell’Interno: lo faccio perché conosco chi dirige la Squadra Mobile e la Questura di Milano, li ho mandati io e li stimo, so come operano e quanto rigore mettono nella loro difficile attività quotidiana. Non c’è nulla da rimproverare nel loro comportamento in questa vicenda, e comunque la responsabilità politica (se ve ne fosse alcuna, ma non c’è) è solo mia.

Provo fastidio perché l’ossessione voyeuristica di certa stampa nei confronti della vita privata del Presidente del Consiglio trascura di valorizzare come si dovrebbe, in un Paese come il nostro, gli straordinari successi conseguiti dalle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata messe in atto con ordinaria straordinarietà; perché per arrivare a leggere della rivoluzione copernicana avviata da Marchionne nel sistema delle relazioni industriali devo passare almeno dieci pagine che trattano di escort e prostitute delle cui faccende personali non mi frega un accidente; perché vedere Vauro che insulta il Papa con una vignetta sconcia e accanto a lui Santoro e i suoi ospiti che ridono mi offende; perché ai nostri confini la Tunisia esplode, l’Albania si infiamma, il Maghreb rischia di diventare preda della jihad islamica, ma a pochi dell’opposizione interessa, impegnati come sono ad invocare l’auto-licenziamento di Berlusconi, non essendo riusciti a farlo licenziare dal popolo sovrano alle elezioni. E naturalmente si indignano se lui non si dimette.

Mi ricordano la caustica ironia con cui Vittorio De Sica definiva gli «indignati di professione»: in molti casi l’indignazione morale è al 2% morale, al 48% indignazione e al 50% invidia. Il caso Ruby ha ridato fiato a quell’antiberlusconismo manicheo ed elitario che spopola nei talk show ma non riesce mai a trasformarsi in rivoluzione popolare. Un antiberlusconismo inconcludente che ha già fallito la prova della sfiducia parlamentare al Governo, che non porterà alle dimissioni di Berlusconi ma, anzi, contribuirà a rafforzare la compattezza e la tenuta della maggioranza. Niente da temere allora per Berlusconi e il Governo? Non proprio. Anzi. Appartengo ad un partito (la Lega Nord) nato sulle ceneri della prima repubblica e delle sue astruse «convergenze parallele», un partito alimentato dalla ruvida concretezza delle genti che vivono di lavoro duro, a letto presto la sera e sveglia presto al mattino. Un partito in cui ripongono speranze e preoccupazioni milioni di persone, famiglie, giovani, imprenditori e professionisti che la crisi economica morde ai polpacci. Sosteniamo lealmente la maggioranza di cui facciamo parte ma dopo l’abbuffata di culi e tette nel caso Ruby vogliamo tornare alle cose che interessano i cittadini: chiediamo a tutti (maggioranza e opposizione) di deporre le armi della sfida quotidiana su teoremi, complotti e persecuzioni e di tornare ad occuparci a tempo pieno di quello per cui siamo stati eletti, affrontare i problemi e risolverli. Solo pochi mesi fa il Parlamento ha ritrovato l’orgoglio del primato della politica approvando con voto unanime il piano straordinario contro le mafie predisposto dal Governo su proposta mia e del collega Angelino Alfano. È davvero impensabile sperare che la parte più responsabile dell’opposizione riesca a staccarsi dal buco della serratura, smetta di alimentare un circo mediatico da basso impero e sia disponibile a definire rapidamente con Governo e maggioranza un piano straordinario di misure economiche e finanziarie per favorire la crescita, sostenere le imprese (in primo luogo quelle piccole e medie), dare sollievo ai sindaci e ai loro bilanci asfittici, magari rinegoziando il patto di stabilità su basi più articolate ed efficaci?

Ho attenzione e rispetto per gli scenari apocalittici rappresentati in questi giorni sui giornali, ma voglio far prevalere i motivi di speranza e di ottimismo per l’anno che è appena iniziato. Il 2011 è l’anno del Dragone. E non solo perché si celebrano i 40 anni di relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Cina. Il 2011 è l’anno del Dragone perché si avvia ad essere l’anno delle sfide finali: la sfida tra politica e magistratura (svanirà finalmente il mito della rivoluzione giudiziaria e dei magistrati-Robin Hood? Sarà capace Berlusconi di fare finalmente quella riforma della giustizia di cui si parla da anni?); la sfida tra conservazione dell’esistente e rivoluzione liberale (sempre annunciata ma non ancora compiutamente realizzata); la sfida tra il modello italiano di welfare state (che protegge i più deboli e sostiene l’inclusione nel mondo del lavoro) e l’aggressione di una concorrenza globale senza regole, priva di etica e di umanità; infine, la sfida tra il vecchio Stato centralista (che compie 150 anni senza aver risolto in modo soddisfacente il dualismo socio-economico tra nord e sud) e il nuovo assetto federale proposto dalla Lega, che tenta di affermare la sua modernità tra le mille insidie di apparati e lobby onnivore. Nel nostro piccolo, il 2011 è anche l’anno del Dragone per la Lega: il prossimo 2 febbraio, il Parlamento deciderà se approvare o meno il federalismo fiscale targato Umberto Bossi, determinando di fatto le sorti della legislatura. Esattamente 20 anni fa, in un nebbioso weekend di febbraio, si teneva alla periferia di Milano il congresso di fondazione della Lega Nord. Nasceva il partito della rivoluzione federalista e di quella economica. Sentite come Umberto Bossi descriveva allora l’ambizioso progetto della Lega: «La rivoluzione della Lega è l’unica possibile rivoluzione socio-economica in un sistema industriale avanzato: è l’avvento del liberismo federalista. Grazie ad esso il blocco sociale dominante dei burocrati assistiti viene scalzato dal blocco sociale dei produttori: imprenditori privati e lavoratori dipendenti. Un blocco sociale produttivo, composto da imprese private concorrenziali, libere professioni, servizi funzionanti». Ora, dopo 20 anni, siamo finalmente arrivati al momento della verità.

Roberto Maroni,
Ministro dell’Interno
23 gennaio 2011

da: www.corriere.it

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Da uno a infinito

Volevo proporre ai miei quattro lettori un evento degno di nota.

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No Federalismo, No Party

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Il buco nell’etere dei Giovani Democratici

È triste che, per farsi pubblicità, questi neonati Giovani Democratici vadano ad attaccare la solidarietà che gli Studenti Padani avevano dato, durante la trasmissione radiofonica l’Ora Buca del 19 Dicembre 2010, alle forze dell’ordine circa gli scontri di piazza durante i cortei studenteschi. Certo, la provocazione c’è stata, le parole forti sono state usate, ma l’ascoltatore ha poi capito che non erano nient’altro che un modo per esprimere alle Forze dell’Ordine la totale stima del movimento, un modo forte per stare vicini a dei padri di famiglia che devono finire all’ospedale perché qualche delinquente dei “centri sociali” scaglia pietre, tira bastoni e lancia petardi.
Spiace inoltre che i Giovani Democratici citino erroneamente: infatti, durante la trasmissione, esattamente al minuto 5:34, vengono dette le seguenti parole: «[…] il corteo è un movimento pacifico per manifestare. Se alcune persone se ne approfittano per cercare di compiere atti di violenza, così come allo stadio dove tu sei lì che vuoi vederti la partita, se tu in un corteo non ti comporti diligentemente, via, a casa!». Al minuto 6:33, invece: «Questi vili mandano davanti lo studente piccolo ed indifeso, che pensa di essere lì per l’ideale… mentre loro vanno lì con i fumogeni, con le mazze, con le pistole e picchiano i poliziotti». Non sussiste, dunque, la critica di non distinguere fra facinorosi e gente onesta. Il posto dei manifestanti pacifici è la piazza, quello dei violenti è solo la galera, e qui l’abbiamo dichiarato molto chiaramente.

Non solo. Nella medesima trasmissione, che i Giovani Democratici hanno criticato ma non ascoltato, viene detto che la Riforma Gelmini è opinabile (tanto che si può discutere democraticamente sui suoi aspetti), ma non è opinabile il fatto che la violenza usata da certi personaggi sia deleteria. I 20.000.000€ di danni calcolati per quella che a tutti gli effetti è stata una guerriglia, i bulloni lanciati, i bastoni tirati e petardi accesi, sono molto più dolorosi di una dichiarazione. Ma spesso in Italia si tende a ricordare come eroi i criminali che si scagliano contro le Forze dell’Ordine e a condannare come criminali gli eroi che, invece, combattono per la democrazia. Viene dai centri sociali il motto vergognoso “10, 100, 1000 Nassiriya”. Viene dalle stesse persone di cui i Giovani Democratici si sono schierati in difesa. Ed è triste che si schierino in difesa di qualcuno che di democratico non ha proprio nulla. La democrazia è il dare la vita affinché anche il tuo peggior nemico abbia la libertà di poter esprimere la sua idea. E sappiamo che non è assolutamente una prerogativa dei centri sociali. Uno degli studenti che conducevano la trasmissione, e che i Giovani Democratici definiscono ironicamente “genio”, è stato più volte mandato all’ospedale da questi grandi esempi di democrazia, aggredito perché volantinava fuori dal Liceo Manzoni a Milano.

Spiace che i Giovani Democratici abbiano fatto una figuraccia con questa uscita, sbagliando le citazioni e lasciandosi andare alla retorica ed alla demagogia. La prossima volta, se ce lo richiederanno, potremo dargli qualche buon consiglio su come scrivere, citare ed attaccare e potremo fornirgli gli estratti audio delle trasmissioni, così da evitare queste disastrose cadute di stile. È inoltre nostra volontà informare il lettore che gli stessi, qualche mese fa, sono stati invitati dal sottoscritto ad un tavolo per parlare di Mafia ed Unità d’Italia, un evento di confronto fra le due realtà giovanili. Purtroppo solo qualche giorno fa, benché inizialmente si fossero dichiarati entusiasti dell’idea, è stato rifiutato l’invito perché il tavolo non è ritenuto da loro necessario. Reale disinteresse nel creare un confronto provinciale fra giovani o, piuttosto, timore dell’evento dal forte impatto mediatico?

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29 su 30, ad un passo dalla lode per Maroni, ma la sinistra…

Arrestato il boss Antonio Iovine

Il capo storico del clan dei Casalesi era
latitante da oltre 14 anni

Antonio IovineCASERTA – Il boss della camorra e capo storico del clan dei Casalesi Antonio Iovine è stato arrestato dalla Polizia. Iovine era latitante da oltre 14 anni. È stato bloccato dalla Squadra Mobile di Napoli a Casal di Principe in via Cavour. Iovine non ha opposto resistenza all’arresto. L’abitazione in cui è stato individuato era di un suo conoscente, e la cattura è stata possibile grazie a pedinamenti e accertamenti su parenti e fedelissimi del latitante. Gli inquirenti si sono messi subito alla ricerca di eventuali armi e documenti che potrebbero tornare utili per le indagini sulla potente cosca dei casalesi.
GLI APPLAUSI – Iovine è arrivato alle 16,48 a bordo di una Mercedes in Questura a Napoli; era sorridente. Il boss dei Casalesi è stato fatto salire al secondo piano dai garage, mentre applausi e urla di soddisfazione da parte poliziotti risuonavano nei corridoi. Qualcuno applaudiva anche dalle finestre

MARONI – «Oggi è una bellissima giornata per la lotta alla mafia, tra pochi minuti vedrete…» aveva affermato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, conversando con i giornalisti a Montecitorio, appena pochi minuti prima che arrivasse l’annuncio dell’arresto del boss.

CHI È – Antonio Iovine, detto O’ninno, era nella lista del Viminale dei 30 latitanti più pericolosi, assieme – tra gli altri – a Matteo Messina Denaro, numero uno di Cosa Nostra; Michele Zagaria, dei Casalesi; gli ‘ndranghetisti Sebastiano Pelle e Domenico Condello; il bandito Attilio Cubeddu, coinvolto nel sequestro Soffiantini e fuggito nel 1997 dal carcere dove era detenuto. Quarantasei anni, nativo di San Cipriano d’Aversa (Caserta), Iovine deve scontare la pena dell’ergastolo comminata nei suoi confronti in sede di appello al maxiprocesso Spartacus, nel giugno del 2008. Componente con Zagaria della diarchia che dalla latitanza ha diretto gli affari criminali del clan, Iovine è considerato il ‘boss manager’, la mente affaristica del sodalizio impegnato tra le altre attività anche nel business della spazzatura. A lui viene attribuita la capacità del clan di espandere i propri interessi ben oltre i confini campani. È Iovine, per gli inquirenti, a rappresentare per anni la camorra che fa affari e che ricicla i proventi delle attività illecite, droga e racket su tutte, nell’economia pulita e nel business del cemento fino a costruire l’impero di ‘Gomorra’, come testimoniato dai continui sequestri di beni disposti da parte della magistratura.

tratto da: corriere.it


É sempre più chiaro che in Italia chi sa, fa (Maroni in collaborazione con le forze di polizia arresta 29 dei 30 ricercati più pericolosi).

Mentre chi non sa, insegna (o, meglio, parla in TV diffamando chi lavora veramente).

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«Caro Saviano, provo sincera pena per lei»

Caro Saviano, provo sincera pena per lei.
Invece di infamare in prima serata Tv la Lega Nord, accusandola di complicità e di affarismo con la ‘ndrangheta, la invito a consultare i risultati ottenuti proprio dalla Lega Nord e dal nostro ministro degli interni Roberto Maroni in soli 2 anni e pubblicati dal ministero degli Interni, dati aggiornati al 31 ottobre 2010. Risultati che parlano da soli.

28 dei primi 30 superlatitanti più pericolosi ingabbiati

Quasi  7.000 mafiosi arrestati (+ 34%)

410 criminali latitanti tratti in arresto ( + 51%)

661 operazioni di polizia (+ 25%)

29.694 beni sequestrati alla criminalità tra cui Immobili, Imprese, Terreni, Automobili ecc. per un controvalore di 14.807 milioni di €, ovvero 14,8 miliardi di euro (+ 295 %)

5.907 beni confiscati alla criminalità tra cui Immobili, Imprese, Terreni, Automobili ecc. per un controvalore di 3.047 milioni di €, ovvero 3 miliardi di euro (+ 523 %)

Totale beni sottratti alla mafia 35.601 per un valore di 17.854 milioni di €, vale a dire quasi 18 miliardi di € che, tradotti nel vecchio conio, fanno 35.000 miliardi delle vecchie e care lire. Il confronto, come si evince dalla percentuale indicata tra parentesi, tra i risultati ottenuti dalla Lega Nord e quelli ottenuti sotto il governo Prodi dalla sinistra, sono a dir poco imbarazzanti. C’è chi ha lavorato e chi ha dormito. Chiediamoci se chi “ha dormito” lo abbia fatto per incapacità o per complicità! I suoi epiteti li rivolga altrove. Com’è possibile che il partito che ha espresso, e sono parole sue, “il miglior ministro degli interni di sempre”, ora sia un partito colluso con la criminalità? Capisco che la campagna elettorale sia già iniziata, ma un po’ di contegno! Almeno non smentisca se stesso! Forse, prima di pontificare in tv e lanciare accuse così infamanti, dovrebbe documentarsi meglio. In virtù dei risultati raggiunti contro le mafie, risultati che non hanno eguali nella storia italiana, mi chiedo invece se il Ministro Maroni sia un superuomo o se i collusi con la criminalità furono, e sono, altri? Nei 2 anni di governo di centro-sinistra sono stati raggiunti risultati a dir poco imbarazzanti nell’azione di contrasto alle mafie, ma lei, ovviamente, di questo non ne parla e fa finta di non accorgersene. Inoltre le ricordo che la ‘ndrangheta e la “cultura” che l’accompagna, è lontana anni luce, da sempre, dal nostro modo di pensare, di agire, di essere delle popolazioni del Nord, e questo fenomeno, come ben sanno anche i bambini, è un fenomeno d’importazione che non ci appartiene. Il Nord, la gente del Nord, con il contributo anche dei meridionali onesti che ora questa terra la vivono e la amano, si è sempre distinto, nel mondo, per ben altre virtù.

Jari Colla

Consigliere Regionale

Lega Nord – Lega Lombarda

Non posso che associarmi a tali parole.

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Alluvione in Veneto

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Veneto, non vittimismo, ma impegno e lavoro

Navigando per la rete in questi giorni, ho trovato alcuni brevi pensieri che molti Veneti hanno pubblicato sulle loro pagine di Facebook, e che, secondo me, vale la pena riportare:

Al sud i cade 30cm d’acqua, i pianse aspetando padre pio e i schei de ło stato. Noialtri veneti invese, con 2m d’acqua, se rimbochemo łe maneghe, laoremo e tiremo fora i cojoni!!!

(al sud cadono 30cm d’acqua, piangono aspettando padre Pio e i soldi dello stato. Noi veneti invece con 2 metri d’acqua ci rimbocchiamo le maniche, lavoriamo e tiriamo fuori gli attributi!!!)

Un popolo che, anche di fronte ad una disgrazia, “lavora per poter tornare a lavorare”. E mentre lo stato elargisce 2.000.000.000€ per l’emergenza rifiuti di Napoli (non so quanto sia il caso di chiamare emergenza un problema reiterato e continuo), 240.000.000€ per la messa in sicurezza degli scavi di pompei, ai fratelli Veneti (uno dei polmoni economici del nostro stato) arriveranno SOLAMENTE 20.000.000€. Questa è l’Italia.

Il Movimento Giovani Padani ha deciso di promuovere una raccolta fondi a favore delle popolazioni segnate dalla recente alluvione in Veneto. “Molti giovani si sono già messi a disposizione come volontari o nelle fila dei vari gruppi di Protezione civile in cui prestano servizio. Ma non basta. Servono soldi, e subito, la situazione è drammatica. Per questo l’appello che il Movimento giovanile lancia in queste ore è per privilegiare in questo momento il bisogno di aiuto dei nostri fratelli veneti“, spiega il deputato Paolo Grimoldi, coordinatore federale MGP. Chi volesse fare una donazione può versare il contributo con un bonifico bancario (IBAN : IT13 K076 0101 6000 0004 1839 200) oppure su C/C POSTALE 41839200 instestato a :
Associazione Giovani Padani – via Colombi 18, 20161 Milano. CAUSALE: Alluvione Veneto

«Viva ła Serenissima Repubblica par tera e par mar»

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“Calabria: la regione europea con i cervelli migliori”

Calabria, il liceo con 26 geni

«Voti regalati? No, solo spinte»

Nella regione sette scuole sulle prime dieci italiane

REGGIO CALABRIA — È la regione con il più alto tasso di disoccupazione, ma la Calabria è anche la terra dove si studierebbe di più, rispetto alle altre regioni d’Italia. Questo si evince dalla graduatoria nazionale stilata dal ministero dell’Istruzione che vede sette istituti secondari calabresi tra i primi dieci della graduatoria. Studenti modello sulla carta, diplomati con lode. Il primato spetta al liceo scientifico statale Leonardo da Vinci di Reggio Calabria. Su duemila studenti, 26 hanno ottenuto la lode.

L’istituto reggino ha superato nella classifica nazionale il liceo classico Gioacchino da Fiore di Rende che lo scorso anno ha registrato 23 lodi su 1.070 alunni, risultando così il primo istituto calabrese. Quest’anno la scuola di Rende si è fermata «soltanto» a 17 lodi. Gli altri cinque istituti calabresi che figurano tra i primi dieci della classifica sono: due in provincia di Reggio Calabria, il liceo scientifico Michele Guerrisi di Cittanova che si attesta al 6° posto, con 18 lodi, e il liceo scientifico Alessandro Volta di Reggio, al nono posto con 17 lodi. Terzo posto per il liceo scientifico Filolao di Crotone dove gli studenti modello sono 21. Il liceo scientifico Fermi di Cosenza si è invece assicurato il quarto posto con 19 lodi, due in più degli studenti del liceo classico Telesio, sempre di Cosenza, che si ferma al decimo posto. Chiude la graduatoria nazionale con una lode sola, l’istituto professionale per servizi commerciali e turistici di Vibo Valentia. Lo stesso risultato ottenuto lo scorso anno.

Una presenza così massiccia di scuole secondarie calabresi ai primi posti nella classifica solleva inevitabilmente più di un dubbio. «Ci prepariamo a tutto campo per una scuola che garantisca oltre all’apprendimento dell’insegnamento dei saperi, lo sviluppo di competenze utili all’inserimento di giovani nella società e nel mondo del lavoro — sostiene Francesco Mercurio, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Calabria —. Stiamo già programmando il piano d’azione per il 2010 che si chiama “programmare per competere”». E il sospetto di «regalare» il massi mo voto agli studenti? «Non è utopia pensare che la lode sia un’ulteriore spinta per gli studenti calabresi», si difende Mercurio.

tratto da: Corriere.it

Non vi è alcun bisogno di commentare. E’ soltanto l’ennesima prova a sostegno di chi, come me, lotta per l’abolizione del valore legale del titolo di studio: è possibile che il mio voto di Maturità in Lombardia valga quanto un 100/100 preso a Reggio Calabria (che vanta diplomati con lode, ma che nelle analisi OCSE – e quindi oggettive – è fanalino di cosa dell’Europa)?

Avere delle cifre così alte, potrebbe fare pensare solo a due scenari: in Calabria sono tutti geni (e allora giù il cappello, studenti lombardi), OPPURE, più verosimilmente, che il metodo di valutazione meridionale è sicuramente più “rilassato” (come d’altronde è l’indole di questo popolo) rispetto a quello del Nord.

Dato che sarebbe indemocratico far valere l’uno più dell’altro, perché ammetterebbe delle insufficienze nella situazione scolastica meridionale (cosa inammissibile per gli statisti romani che si sciroppano la bocca con retoriche frasi sull’Unità d’Italia), è necessario premere perché non sia possibile equipararli, in quanto perderebbero valore legale.

Altra provocazione: è lecito che gli insegnanti meridionali – che ci dicono i dati OCSE essere quelli che preparano in maniera peggiore, dato che i loro alunni sono fanalino di coda dell’Europa – insegnino al Nord senza superare esami e graduatorie REGIONALI?

Se la Calabria ha dunque 362 lodati (pari al 2,1% del totale), la regione Puglia ne ha ben 631 (anche se di fermano all’1,8%). E… fatto ancora più grave e raccapricciante è che lo Stato, grazie alla Maturità 2010, per queste sole due regioni spenderà 993.000€ di premio per gli studenti lodati, dato che essi sono 993. E poi ci lamentiamo che la scuola non ha fondi.

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Perché volere il federalismo?

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