“Calabria: la regione europea con i cervelli migliori”
Calabria, il liceo con 26 geni
«Voti regalati? No, solo spinte»
Nella regione sette scuole sulle prime dieci italiane
REGGIO CALABRIA — È la regione con il più alto tasso di disoccupazione, ma la Calabria è anche la terra dove si studierebbe di più, rispetto alle altre regioni d’Italia. Questo si evince dalla graduatoria nazionale stilata dal ministero dell’Istruzione che vede sette istituti secondari calabresi tra i primi dieci della graduatoria. Studenti modello sulla carta, diplomati con lode. Il primato spetta al liceo scientifico statale Leonardo da Vinci di Reggio Calabria. Su duemila studenti, 26 hanno ottenuto la lode.
L’istituto reggino ha superato nella classifica nazionale il liceo classico Gioacchino da Fiore di Rende che lo scorso anno ha registrato 23 lodi su 1.070 alunni, risultando così il primo istituto calabrese. Quest’anno la scuola di Rende si è fermata «soltanto» a 17 lodi. Gli altri cinque istituti calabresi che figurano tra i primi dieci della classifica sono: due in provincia di Reggio Calabria, il liceo scientifico Michele Guerrisi di Cittanova che si attesta al 6° posto, con 18 lodi, e il liceo scientifico Alessandro Volta di Reggio, al nono posto con 17 lodi. Terzo posto per il liceo scientifico Filolao di Crotone dove gli studenti modello sono 21. Il liceo scientifico Fermi di Cosenza si è invece assicurato il quarto posto con 19 lodi, due in più degli studenti del liceo classico Telesio, sempre di Cosenza, che si ferma al decimo posto. Chiude la graduatoria nazionale con una lode sola, l’istituto professionale per servizi commerciali e turistici di Vibo Valentia. Lo stesso risultato ottenuto lo scorso anno.
Una presenza così massiccia di scuole secondarie calabresi ai primi posti nella classifica solleva inevitabilmente più di un dubbio. «Ci prepariamo a tutto campo per una scuola che garantisca oltre all’apprendimento dell’insegnamento dei saperi, lo sviluppo di competenze utili all’inserimento di giovani nella società e nel mondo del lavoro — sostiene Francesco Mercurio, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Calabria —. Stiamo già programmando il piano d’azione per il 2010 che si chiama “programmare per competere”». E il sospetto di «regalare» il massi mo voto agli studenti? «Non è utopia pensare che la lode sia un’ulteriore spinta per gli studenti calabresi», si difende Mercurio.
tratto da: Corriere.it
Non vi è alcun bisogno di commentare. E’ soltanto l’ennesima prova a sostegno di chi, come me, lotta per l’abolizione del valore legale del titolo di studio: è possibile che il mio voto di Maturità in Lombardia valga quanto un 100/100 preso a Reggio Calabria (che vanta diplomati con lode, ma che nelle analisi OCSE – e quindi oggettive – è fanalino di cosa dell’Europa)?
Avere delle cifre così alte, potrebbe fare pensare solo a due scenari: in Calabria sono tutti geni (e allora giù il cappello, studenti lombardi), OPPURE, più verosimilmente, che il metodo di valutazione meridionale è sicuramente più “rilassato” (come d’altronde è l’indole di questo popolo) rispetto a quello del Nord.
Dato che sarebbe indemocratico far valere l’uno più dell’altro, perché ammetterebbe delle insufficienze nella situazione scolastica meridionale (cosa inammissibile per gli statisti romani che si sciroppano la bocca con retoriche frasi sull’Unità d’Italia), è necessario premere perché non sia possibile equipararli, in quanto perderebbero valore legale.
Altra provocazione: è lecito che gli insegnanti meridionali – che ci dicono i dati OCSE essere quelli che preparano in maniera peggiore, dato che i loro alunni sono fanalino di coda dell’Europa – insegnino al Nord senza superare esami e graduatorie REGIONALI?
Se la Calabria ha dunque 362 lodati (pari al 2,1% del totale), la regione Puglia ne ha ben 631 (anche se di fermano all’1,8%). E… fatto ancora più grave e raccapricciante è che lo Stato, grazie alla Maturità 2010, per queste sole due regioni spenderà 993.000€ di premio per gli studenti lodati, dato che essi sono 993. E poi ci lamentiamo che la scuola non ha fondi.
Blitz della Lega nel quartiere SIL (San Giorgio)
Nella serata di Venerdì 30 Luglio è stata fatta un’ispezione nel quartiere SIL di San Giorgio per constatare la situazione che si è creata nella zona.
Presenti Andrea Villa, capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale, Fabio Molinari, consigliere comunale di San Giorgio e Fabio Sarzi, coordinatore dei Giovani Padani di Desio.
Si è appurato che il campo comunale è totalmente ad uso esclusivo di cittadini extracomunitari (ci interroghiamo sulla loro regolarità, in quanto in 3 ore di presenza, non abbiamo sentito mezza parola in italiano). I residenti hanno sottolineato che in giornate più soleggiate e calde, si ritrovano a pregare sul campo. Ritorneremo a verificare.
Si è appurato che molti rifiuti vengono buttati selvaggiamente a terra, benché la raccolta differenziata funzioni discretamente bene.
Si stanno prendendo provvedimenti.
Sono da sempre Leghista e Padano. E servirò la città con questi ideali.
Molinari non ti conosco personalmente ma ti CHIEDO, sei sicuro che rimanendo nella Lega riuscirai a far qualcosa per tuoi concittadini?? Ti sei reso conto di quanto non fa per la periferia questa Amministrazione??? Dimettiti e vieni con noi nel coordinamento dei comitati di quartieri spontanei dove non devi dire di si a nessuno e dove troveresti gente incazzata ma pronta a farsi rispettare per il bene dei propi quarieri senza nessun interesse di bottega. Camillo Redaelli
Gentilissimo sig. Redaelli, scelgo di rispondere al suo invito direttamente sui blog della città, in quanto credo che siano essi la vera piazza mediatica Desiana*.

Lei dice che dovrei dimettermi, entrando nei comitati di quartiere, poiché questa Amministrazione non si sta muovendo per le periferie. Vedo, signor Redaelli, che Lei, al mio pari, ha molto a cuore la vivibilità della città e la volontà di renderla un posto accettabile per gli abitanti delle periferie, così come del centro. Ma spesso fini nobili, tradiscono mezzi meno consoni (o, meglio, non del tutto corretti) per attuarli. Non accetterò la sua proposta, lo dico apertis verbis, perché non credo nella sterile sudditanza verso la protesta incondizionata, non credo nel fronte dei “no” categorici, non credo nell’incazzatura come mezzo democratico per poter raggiungere degli obiettivi concreti. Spesso questa offusca il corretto modo di risolvere i problemi spostandoli verso una bellicosa iniziativa di protesta. La “gente incazzata” spesso perde di vista il corretto modus operandi, cosa che, benché io stesso ammetta di essere deluso ed amareggiato per come l’Assessore competente stia lavorando per il mio quartiere, mi sono ripromesso di non fare mai. Ratio adversa iram est (la ragione è nemica dell’ira).
Tempo fa, so che come partito le avevamo offerto collaborazione. Lei declinò l’invito in nome di un rifiuto totale della politica, salvo poi organizzare un incontro di quartiere alla Spaccona, ivi presente un consigliere PD. Ecco, altro indice di misura che applico è la coerenza.
La motivazione per cui io ho scelto di candidarmi per il quartiere San Giorgio (ricordo che tutti i miei voti provengono da lì) è stata quella di servirlo umilmente in Consiglio Comunale, e di conseguenza porterò avanti questo onore ed onere, bene e rettamente, come fino ad adesso spero che i cittadini stessi me lo riconoscano. Lo rappresenterò con l’appoggio di tutti ed otto i miei compagni di movimento.
Movimento, la Lega Nord, di cui ora, come non mai, condivido ed apprezzo le posizioni. Mentre schiere di benpensanti per decenni hanno denunciato o negato – a seconda degli schieramenti – l’esistenza delle associazioni mafiose nel Nord , solo un Ministro degli Interni, di nome Roberto Maroni, ha avuto la capacità di far partire queste ondate di arresti, di sbattere in galera chi, mi auguro, ci rimarrà sotto i più acerbi dettami della 41bis. Personalmente non credo che la società Padana (mi si dia pure dell’autonomista) sia mafiogena (ovvero contenga al suo interno quei presupposti culturali che permettano l’insediarsi di fenomeni mafiosi), motivo per cui, in questo momento, mi sento, come non mai, vicino alle posizioni del movimento della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.
Questa piccola digressione, per smentire definitivamente ogni possibile voce che mi dia vicino ai Comitati di Quartiere e lontano dalla Lega.
É per questo che respingo la sua offerta. Sono stato eletto a San Giorgio, e porterò avanti questo compito. Mi sono ripromesso di convocare gli incontri pubblici nel quartiere con cadenza quadrimestrale, e così farò.
Lavorerò affinché la mia lotta non sia una piccola Caporetto, ma una grande Vittorio Veneto.
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* considero blog e giornali la vera piazza mediatica, a differenza di quegli incontri di quartiere dove non si cerca di dialogare (dià = attraverso, logòs = discorso/ragionamento), quindi di ragionare, ma ci si scaglia in modo poco fertile contro tutto e contro tutti, andando ad ingrossare il fronte dei no. Questo è un modo sbagliato di utilizzo delle “piazze mediatiche”.
«Ci sono i soldi anche per Ponzoni e pago, quanto vuole il 10%, tò»
C’è una conversazione ambientale del 24 gennaio del 2009 intercettata sulla Bmw in uso a Saverio Moscato, parente di Annunziato Moscato arrestato nella maxioperazione che in Brianza ha portato in carcere una cinquantina di persone e recentemente deceduto. Saverio Moscato parla con un suo uomo di fiducia, Giuseppe Sgrò, anche lui arrestato.
«Moscato: quell’altro prende un sacco di soldi, prende pure i soldi, Perri… con 5.000, tutti con la zucca così; Sgrò: Ah, si, si; Moscato: chi c… me lo ha fatto fare, mannaggia la Madonna p…, che mi danno una bella e che non ci rompe la minchia pure lui…omissis…ma che c… vuoi che capiscano e destra o sinistra e via dicendo, basta che togli i soldi fai mannaggia la Madonna fai il c… che vuoi….a questo punto questa storia a Ponzoni dobbiamo dargli rilievo lui è c… e c… con e via dicendo ci sono i soldi anche per Ponzoni e pago, quanto vuole il 10% tò, lui, Candeloro arriva a scoppio ritardato, questa cosa da dieci anni che si fanno…omissis; Sgrò: No. ma quello che dice lui, per davvero non puoi vivere con 10.000, la cosa e la fai; Moscato: ma va, per 10.000 ti metti a fare queste cose qua, suo Zio (si intende Domenico Pio) è un professionista, ma nel vero senso della parola…omissis… Ora Ponzoni che deve venire, ora sto studiando com’è il discorso della Fiera, lì c’è un macello e dobbiamo, devo entrare…omissis…già sto lavorando con il catering, in un modo o in un altro dobbiamo devo entrare, è un paese, solo a scopare metti 50 persone là dentro solo per scopare…omissis…; Sgrò: e ora che iniziano i lavori con l’expo?…non dobbiamo fare una collocazione giusto?…omissis…; Moscato: i politicanti vedi che sono scemi, si accontentano di 10.000 di telefono, quando si accorgono che li stanno prendendo per il c… non servono più, io per Ponzoni l’ultima volta che sono andato su ho speso 10.000 di matite…. omaggio per quando si vota Ponzoni….omissis…. Per questo Ponzoni è con Formigoni c… e camicia, Formigoni muove centinaia di milioni di euro vorrei partecipare all’expo e via dicendo, solo che dovrò mandare delle lettere a loro e via dicendo, per vedere se si prende qualche lavoro e via dicendo…omissis…».
Tratto da Ilgiorno di Monza e Brianza
Tre buoni motivi per volere una scuola federale
In questi giorni si è discusso circa l’approvazione di un disegno di legge che modifichi la scuola, connotandola su di una base regionale. Ma cosa significa? Vorrà dire che ogni regione potrà redarre programmi specializzati per la stessa, potrà disporre di albi regionali del personale docente e potrà variare l’offerta formativa a seconda delle richieste del territorio.
Ma ciò cosa comporterà?
1 – I programmi scolastici a livello regionale saranno pura espressione del territorio, aderiranno in toto alle richieste della regione, lavorative, culturali e occupazionali. L’approfondimento di talune tematiche o materie potrà garantire una specializzazione spendibile in maggior modo nel territorio interessato. Ma anche lo studio della storia concentrato su programmi che considerano in maniera più ampia le vicissitudini di una data regione, consentirà di valorizzare maggiormente il peso che la storia, la sua conoscenza, e, dunque, la tradizione, avranno sulla popolazione. Ciò consentirà anche una maggiore integrazione, in quanto offrirà agli studenti immigrati l’opportunità vera di conoscere nel profondo la cultura che li ospita. Allo stesso tempo offrirà anche ai nostri figli una più salda linea di continuità con il passato.
I popoli sono come gli alberi. Non sopravvivono senza radici
U. Bossi
2 – La presenza di personale docente di estrazione geografica remota rispetto alla classe crea diverse problematiche. La prima, prettamente didattica, è il diverso approccio alla lingua italiana che è offerto dal docente: il che non va disprezzato perché offre esempio della varietà linguistico-dialettale dell’Italia, ma può essere deleterio fatto l’esempio della scuola primaria, laddove gli esercizi grammaticali vorrebbero rinforzare talune debolezze linguistiche e non accentuarle. Il secondo problema è di carattere occupazionale: se in una regione vi è ampia disponibilità di personale docente in quanto diversi sono quelli sprovvisti di cattedra fissa, è controproducente andare in altre regioni – seguendo la attuale legge, che impone una graduatoria a livello nazionale – per ricercare il supplente. Con una scuola federale, questa ricerca sarà fatta su liste che comprenderanno le sole province della regione in questione. Inoltre, vi è anche un problema finanziario, in quanto gli spostamenti del supplente esterno alla regione, vengono sovvenzionati dal MIUR, il che è solo uno sperpero di risorse, in quanto con le stesse, si potrebbe finanziare in maniera più degna una ricerca che in Italia risulta alquanto snobbata dal ministero.
3 – Sarà garantita, dunque, una maggiore flessibilità dei programmi in relazione alle richieste ed alle offerte del territorio. Ciò dovrà marciare pari passo con una rivalutazione del punteggio di maturità e di laurea. É ormai un dato di fatto, se non una certezza, che le valutazioni finali nel Mezzogiorno d’Italia sono ben più alte di quelle Padane. Addirittura in Sicilia e Campania la metà degli studenti è sopra la media degli 8/10 e a fronte di 450 cosiddetti geni in queste regioni, ve ne sono solo 17 in Lombardia(1). L’evidente disparità di trattamento nei confronti degli studenti delle due realtà è palese. Si tratterà dunque, coniando programmi specifici per ciascuna regione, di evitare che i punteggi dell’esame di maturità abbiano congruente valenza a seconda delle varie declinazioni geografiche. Un tot/110 nelle regioni con maggiore “selezione” non potrà pesare come un tot/110 nelle regioni meno severe. Si dovrà quindi abolire il valore legale del titolo di studio, per evitare che un laureato che esce con un punteggio minore da un’università ardua e difficile si veda sorpassato in graduatoria da un secondo, laureato con un voto più alto (ma un impegno e una conoscenza minori) in un’università più semplice (2).
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(1) http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/15/Maturita_anticipo_record_del_Sud_co_9_040515027.shtml
(2) Il primo a parlare in Italia di abolizione del valore legale del titolo di studio fu il Ministro dell’Economia durante il Governo De Gasperi, Einaudi (poi presidente della Repubblica), che si ispirava alla concorrenza delle università anglosassoni, che vedevano gli studenti premiati sul campo, per meriti e conoscenze, e di conseguenza assunti nel mondo del lavoro, senza che vi fosse una scelta in base al punteggio di laurea.
Cittadinanza veloce? Solo in casa-Fini!

tratto da vukicblog
Probabilmente il processo breve voluto da Berlusconi in ambito giudiziario non bastava in casa PDL: adesso arriverà anche un percorso breve per garantire ai bambini extracomunitari la cittadinanza; insomma, in casa PDL, tutto si fa breve, e si presume, con la carestia di presenze alla manifestazione di Roma, tale sarà anche l’elenco degli elettori. L’irriverente sparata arriva ovviamente dal Presidente della Camera Fini, che fra una seduta e l’altra trova anche il tempo per le barzellette ai giornalisti. Sarà il terrore giunto da oltralpe – la destra di Sarkozy battuta sonoramente alle elezioni – di un ritorno della sinistra, o sarà anche il primo colpo di sole dell’anno, fatto sta che il gentleman della Camera ha sollevato il solito polverone mediatico.
Cosa dire? Che finché ci sarà la Lega Nord la cittadinanza sarà un punto di arrivo, non uno di partenza. Sarà una meta, una prova guadagnata sul campo, non una onoreficenza gratuita. Non possiamo creare una società multiculturale – sempre ammesso che il popolo la voglia, e di cui io sono un fermo antagonista – se non si fissano le basi per poterla instaurare. É un’imposizione, una costrizione, che ha mostrato come sia un modello fallimentare(1), ma che il Presidente radical-chic Gianfranco Fini l’ha trasformata nel suo cavallo di battaglia.
Spogliato della camicia nera, ha indossato ormai i panni dell’illuminato statista. Ma non si è reso conto che più vola e più si stacca dalla realtà, quella realtà che vede gravi problemi nella pacifica convivenza e che la cittadinanza fast per gli extracomunitari rischierebbe di spezzare del tutto.
Regole severe, tetto agli ingressi, espulsioni immediate per gli irregolari, cittadinanza a punti, precedenza ai Cittadini nel lavoro e nei servizi.
Il 28 e 29 Marzo fate capire a questi signori che la nostra società non si prostituisce, non si vende; non serve il multiculturalismo, non ci facciamo piegare.
Siamo fieri della nostra cultura. E la difenderemo.
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(1) di quasi impossibile applicazione in Europa. Per le motivazioni e delle serie analisi vi rimando a questi articoli: 1, 2 e 3.
Ma quale cricket! Insegnamo ai bambini le nostre tradizioni
Dès – Arriva da San Giorgio una notizia alquanto sconvolgente: alla scuola elementare – che ho avuto io stesso la gioia di frequentare – non si sceglie più di raccontare ai bambini le tradizioni della Brianza, di insegnargli la nostra lingua né le nostre ricorrenze. É arrivata bensì la fantastica idea di far cimentare gli alunni nello sport nazionale del Pakistan: il cricket.
Come si può leggere da questo articolo su Il Cittadino, sarà un’iniziativa che coinvolgerà la scuola per 10 settimane consecutive, permettendo di “valorizzare la cultura di questo paese” e fornendo “un’occasione di crescita ed arricchimento”, come sostengono gli insegnanti. Ad occuparsi dell’insegnamento saranno due esperti del settore, che sicuramente – si spera – avranno le qualifiche per poter insegnare in una scuola, sia sportive che di sicurezza. I loro nomi sono Sarfaz Ahmad e Shahef Mehmood, rappresentanti della comunità pakistana della città. Non intendiamo assolutamente mettere in dubbio l’indiscussa professionalità, quanto ci preme riflettere sulla lenta ma devastante sparizione delle nostre tradizioni, in quanto anche la scuola stessa le snobba, preferendo loro esotiche attività sportive.
In secondo luogo, se è integrazione quella che noi vorremmo ci fosse, e non un violento scontro tra culture, in cui una soccombe lasciando spazio all’altra, allora non si sarebbero dovute impartire lezioni di cricket, bensì insegnare agli alunni il dialetto e le tradizioni brianzole: è preoccupante che i bambini della “nuova Brianza” conoscano come si declinino parole del gergo sportivo pakistano, e magari non sappiano il significato di papurott(1) o non abbiamo mai giocato alla lippa(2).
E mentre vediamo sparire all’orizzonte la nostra cultura, facciamo di tutto per allontanarcene anche noi, quasi fosse una vergogna da mascherare. Ma qui, l’unica vergogna è leggere con i nostri occhi queste notizie.
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(1): dolce a forma di pupazzo che si mangia nella zona di Lissone e Desio nel giorno dell’Epifania
(2): antico gioco panitaliano, con origine Lombarda, che consiste nel lancio di un pezzo di legno, servendosi di manici di scope rotte, appuntiti. (http://it.wikipedia.org/wiki/Lippa_(gioco))
L’intolleranza verso i Padani
Settimana scorsa, navigando in rete, mi sono imbattuto in un articolo, sul sito “la voce di No Mas”, che tratta del presunto razzismo dei Padani e dei leghisti, accusati, dall’autore, Marco Besana, di essere i principali promulgatori di un’intolleranza di siffatto genere. Tutto ciò è nato come critica alla sezione del sito del movimento dei Giovani Padani, nel quale si fornisce uno spazio per denunciare eventuali atti di violenza ed intolleranza nei confronti di leghisti o Padani in genere. Molto spesso mi è capitato di essere apostrofato, da questo o quel personaggio, come rozzo od ignorante, solo perché mi dichiaravo aderente a tali ideali, salvo poi dimostrare sul campo come i titoli, attribuiti in forma puramente gratuita, fossero, nella maggior parte delle volte, invertiti. Se non si può parlare esattamente di razzismo, è pur vero che vi è un’intolleranza di fondo nei confronti di quanti o condividono gli ideali leghisti o, semmai, si sentono appartenenti ad una cultura che non è quella italiana, ma quella della regione cui appartengono. Essere e riconoscersi Padani, non è sinonimo di nazionalismo o di razzismo, bensì è una libertà che persino Woodrow Wilson, nel lontano 1918, citava nei suoi 14 punti, quella dell’autodeterminazione dei popoli. Non è mia intenzione dilungarmi in questo articolo sulle motivazioni che mi spingono a credere nell’esistenza di un’identità padana, ma invito il lettore a consultare tale dispensa, egregiamente curata, sulle ragioni per cui credere e difendere tale affermazione.
Ritornando all’articolo sopra citato, l’autore arriva pure a chiedersi “come possa esserci razzismo” nei confronti dei Padani, quasi come se la Storia non abbia già visto, nelle sue pieghe, sparizioni più o meno improvvise di popolazioni e culture; cosa, che, ahimè, è successa, con il Risorgimento, poi con il Fascismo ed infine con il Dopoguerra, ai danni delle popolazioni preunitarie, che si sono viste cancellate a favore della creazione di un’artificiosa identità Italiana.
É citato come esempio che porti l’ignaro lettore ad apostrofare il leghista come razzista, un presunto volantino della sezione della Lega Nord di Mirano (VE), che invitava a torturare i clandestini: la polemica che ne uscì a suo tempo venne poi smentita in quanto fu accertato, sia che la sezione del paese in questione nemmeno esiste, sia che il volantino era frutto di un fotomontaggio di un blog espressamente anti-padano.
Vengono inoltre criticate alcune affermazioni di Matteo Salvini, fra cui quella delle carrozze separate per i Milanesi. Ovviamente l’informazione è errata anch’essa, poiché presa fuori contesto: l’europarlamentare, dibattendo circa la quasi scomparsa dei Milanesi a Milano, ironicamente affermava che, continuando così, sarebbero stati creati dei vagoni separati per i Milanesi, poiché finiranno segregati come i Sioux in America. L’informazione spesso lascia il posto alla disinformazione, e parole come queste prendono molte volte la via opposta, vittime di penne maligne.
Riguardo, poi, i cori da stadio nei confronti dei Meridionali, non vorrei rompere quel tabù, che vede questi ultimi sempre vittime dei “meschini nordisti razzisti”, portando l’esempio della signora Ciampi, che, in una visita a Napoli affermava “La gente del Sud più buona ed intelligente”. Se questo non è razzismo, è lecito che il lettore si interroghi su cosa sia veramente, se non l’aperta affermazione della superiorità di una cultura sopra l’altra.
Ci spiace che un sito così ricco di contenuti, interessante, e che io stesso apprezzo molto per le iniziative e l’informazione, come “la voce di No Mas”, cada in polemiche di tale genere, specialmente perché sterili, e perché neppure il cittadino comune crede più alla favola del Nord razzista ed intollerante.
Quando l’incompetenza blocca il paese
Vogliono comandare il paese, vogliono la governabilità e il dialogo, la blocca processi e il legittimo impedimento, il blocco delle intercettazioni e lo zittio dei pentiti di mafia. Vogliono, insomma, governare il paese, sono il grande partito del popolo della libertà (o perlomeno così si apostrofano), ma non sono capaci di adempiere alle stesse rigidità burocratiche alle quali il paese ci sottopone.
Si trattava di presentare una lista, almeno 3500 firme e non più di 5000. Non ce l’hanno fatta, è nato un putiferio dal quale escono pure accuse di golpe e minacce di atti indemocratici. E mentre il paese necessita di riforme, l’incompetenza delle “volpi” romane e della Lista Formigoni condanna i cittadini a giorni di tempesta mediatica. Ma, è dimostrato, i partiti radicati sul territorio, come la Lega Nord, non hanno avuto alcun problema con la presentazione delle liste. «Dilettanti allo sbaraglio», il Senatùr apostrofa così quest’enorme bufala burocratica.
Ma facciamo chiarezza: tralasciando l’affair Polverini (nel quale, alla base del ritardo della consegna della modulistica, si vocifera ci sia un ritocco delle liste all’ultimo minuto, insomma, il solito gioco alla romana), per quanto riguarda l’esclusione della Lista per la Lombardia di Formigoni, si può dire che l’incorrettezza sia stata riscontrata in 514 firme.
“In base agli esposti presentati dalla Lista Marco Pannella, la Corte d’Appello ha riscontrato che le doglianze risultano fondate con riferimento alle voci indicate nel relativo esposto: mancanza del timbro tondo sui moduli (136), mancanza data dell’autentica (121), mancanza luogo della autentica (229) e mancanza qualifica autenticante (28) per un totale di sottoscrizioni invalide di 514″
Ansa
Ma ignorantia legis non excusat. Non si può arrivare a minacciare la stabilità e la democraticità dello Stato per errori burocratici. Intanto stasera si riunisce in via straordinaria il Consiglio dei Ministri, vedremo cosa ne uscirà.
Nel frattempo, come dice il segretario della Lega Lombarda, Giorgetti, «Il Pdl impari come si fa politica con passione e competenza», quelle caratteristiche tipiche dell’Alberto da Giussano.




