Archivio di luglio 2011
I segreti della casta di Montecitorio
Anche io, come molti altri, ho cliccato MI PIACE sul gruppo di Facebook “I segreti della casta di Montecitorio” (link nella foto qui sotto).
É davvero stupefacente, per fare un piccolissimo esempio, vedere come i deputati paghino 31 millesimi di euro al minuto per telefonare, mente un normale cittadino paga all’incirca 31 centesimi di euro, esattamente un ordine di grandezza di più. Ma questo è solo uno dei tanti privilegi.
E mentre negli Stati Uniti (e nel resto del mondo) in 50 anni il Parlamento ha raggiunto quasi il 95% di laureati, in Italia dal 91,4% si è arrivati ad un drammatico 64,6% di laureati sul totale dei parlamentari. Il declino della politica italiana. Probabilmente una laurea non è il discriminante per vedere se una persona è preparata o meno, però per guadagnare in media 15000€ al mese, si potrebbe perlomeno richiedere di avere in mano un foglio di carta. Ma evidentemente la cultura dà fastidio e si preferisce mantenere degli yes-men pronti a pigiare il bottone senza commentare, né ragionare. Ma avere onorevoli di tale genere fa bene davvero al paese o fa bene, piuttosto, al partito?
Non mi interessa ridurre lo stipendio ai parlamentari. Preferirei avere dei parlamentari all’altezza dello stipendio che percepiscono. Allora sì che l’Italia sarebbe un paese incredibile.
19° anniversario della morte di un eroe odierno
Vorrei semplicemente ricordare una personalità enorme ed una mente sontuosa, soffocata da una congiura ordita dalla Mafia e dio solo sa da chi altro.
Mi piacerebbe ricordarlo con alcune sue parole, semplici ma dirette, come le parole di chi ha lottato per anni per il bene della sua gente e della sua terra, ma probabilmente non invano.
«È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.»
Qualche considerazione – Luglio 2011
Già da qualche tempo, all’incirca dalla nostra sconfitta elettorale a Desio, sto interpretando un ruolo che sembra con fatica appartenermi: quello dell’osservatore e del commentatore esterno della politica nazionale. Complice anche una considerevole quantità di tempo che ho dovuto dedicare allo studio, levandola all’impegno politico, ho potuto saggiare dall’esterno alcune delle più recenti vicissitudini di cronaca/politica. Giunte queste idee a maturazione, trovo la necessità di pubblicarle, come una serie di appunti mentali, in un elenco tanto blando, quanto, però, razionale.
Errori di campagna elettorale: il centrodestra, o perlomeno quello che dovrebbe essere il centrodestra, ma che è solamente una magra controfigura dell’idea di destra liberale, ha potuto finalmente constatare che la politica dell’immagine (e della controimmagine) tanto portata avanti da B. è stata sconfitta, schiacciata, sbeffeggiata. Infatti non esiste sbeffeggio più umiliante per B. che perdere nella “sua” Milano contro un “comunista”. Appunto, un comunista, che in una città come Milano partiva, almeno, da -20 punti percentuali rispetto a lady Moratti. Ma la malsana politica dell’immagine e della denigrazione ha talmente stufato gli elettori pseudo-liberali, portandoli verso Pisapia o portandoli direttamente al mare o perlomeno lontano dalle urne. Io stesso, camminando una mattina in zona Città Studi e avendo visto i celebri manifesti “lassiniani”, sono rimasto schifato da tanta deficienza, soprattutto per la continua e insistente volontà di conquistare l’elettorato con problemi che non interessano minimamente almeno il 90% degli aventi diritto. Quindi, mentre il cittadino voleva un programma dove trovare le motivazioni per votare il candidato, lady Moratti ha fornito solo indicazioni denigratorie per convincere l’elettore a NON votare l’altro candidato. Ecco che, dunque, non si convince più l’elettore a votare per sé, ma lo si convince a non votare per l’altro. Quando poi “‘l’altro” smentirà le false accuse ed illazioni, sarà sempre almeno 10 punti percentuali avanti, dato che al posto che perdere tempo con critiche distruttive, ha investito tempo (e denaro) in critiche costruttive: la spiegazione del programma. E poco importa se faranno la moschea più grande dell’universo, o che so io, o se daranno i mattoni e le betoniere ai rom per fare l’autocostruzione. Almeno l’elettore ha saputo che Pisapia aveva un programma. A livello di
comunicazione, Pisapia ha un programma. La Moratti no. Che poi quello della Moratti sia scritto meglio e ricamato a bordo pagina, poco importa se non lo conosce almeno un milanese su due. Ed è stato questo il grande problema. E adesso ci vediamo eufemismicamente gettati nello sterco. Solo ieri sera, girando per la Darsena, ho visto qualche tizio poco raccomandabile indossare la maglietta “Giuliano, libera Milano” (che, letta con un’accentazione diversa delle parole, può anche suonare simpatica). Ma, dico io, da cosa diavolo deve liberare Milano? Dall’affarismo, per dirla come Vendola? (che poi mi deve spiegare cosa sia questo fantomatico spettro dell’affarismo, perché, anche sforzandomi, non vedo nessun problema nella vocazione economico-finanziaria di Milano, anzi!). A vedere le magliette di qualche simpatico personaggio, direi dal fascismo, ma storicamente sarebbe insensato. “Antifascismo militante”. Ma che diavolo significa “antifascismo” nel XXI Secolo? Ha la stessa coerenza logica di uno che si mette a mandare mail con i piccioni viaggiatori. Ecco, Milano è in mano a queste persone, esattamente l’opposto dell’auspicabile. I centri sociali e altre metastasi socio-economiche hanno in mano il capoluogo. Ed è solo colpa nostra.
Errori amministrativi: Certo, se questi sono stati gli errori di campagna elettorale, ben più grandi errori sono stati commessi nell’amministrazione. Parlando da elettore che si ritrova politicamente in un’area di centrodestra liberale/identitario, quali risultati mi avrebbero dovuto portare a votare per lady Moratti? Abbiamo forse fermato l’immigrazione clandestina? Abbiamo risolto il problema economico e incentivato la nascita delle imprese? (che, se non lo fa il cdx, chi altro può farlo?). Abbiamo sostenuto le PMI? Abbiamo incentivato le brillanti menti a mettere le basi per il loro successo qui nel nostro paese e non all’estero? No, nulla di tutto questo. Un triste fallimento sotto quasi tutti i punti di vista. E non me ne voglia nessuno, ma anche lo stesso federalismo è stato ridimensionato dalla “palude romana”, come qualcuno la definì. Non saremo mai un paese federale finché dovremo scendere a patti e compromessi con eccelse menti del calibro dell’On. Scilipoti (testimonianza vivente che vede gli italiani un popolo di voltagabbana).
E ho evitato di parlare di quello che abbiamo fatto per impedire la cementificazione del territorio: nulla. Negli anni ’50-’70 il Sacco di Palermo. Negli anni 2000 il Sacco di Lombardia. Partendo dalla Brianza, dove abbiamo il comune che, ahimè, conosco bene, che secondo alcune fonti è fra i più urbanizzati d’Italia… ma evidentemente preferiamo discutere dei problemi giudiziari di B, e nel frattempo continuiamo a costruire.
Referendum: Sono andato a votare la domenica verso sera, quando il risultato era chiaro. Ho ritirato solo due schede: gialla (abrogare la libertà concessa ad investitori privati di aumentare le tariffe sull’acqua pubblica) e verde (legittimo impedimento). Mentre per il secondo voto non servono spiegazioni, in quanto era de facto un referendum pro o contro Silvio, voglio dare qualche spiegazione sul perché ho votato SI al secondo quesito. Sia chiaro, a mio parere il futuro saranno le privatizzazioni. Anche l’acqua. Ma la legge in questione aveva un errore catastroficamente palese: diamo libertà al privato di alzare il suo compenso percentuale sulla fornitura idrica, a fronte di investimenti nel settore. Nulla di più corretto, finora. Implementare un servizio, chiaramente, costa. Ma c’è un passaggio chiave errato. Lo spiego con un esempio: l’acqua costa 10 al litro (puro incasso dello stato), e ammettiamo che il privato investa e voglia un ritorno economico di almeno 7 al litro. La legge suggeriva di far pagare al contribuente l’acqua 17 al litro (10 + 7), nulla di più sbagliato. Il prezzo di un litro di acqua deve rimanere 10 al litro. E di questi 10, il privato avrà 7 e lo stato 3. Dovrà diminuire il guadagno statale, è più che ovvio. Se lo stato investe, allora è lecito che abbia un guadagno. Ma se lo stato non investe, non può di certo arrogarsi il diritto di avere lo stesso guadagno nonostante un investimento altrui, un guadagno sulle spalle del privato investitore e del cliente finale. Ho votato SI, dunque, paradossalmente, non per dire no alla privatizzazione dell’acqua, ma per promuovere una privatizzazione del settore razionale e controllata, cosa che la legge in questione non offriva.
Da fermo sostenitore del nucleare, poi, ho vissuto con tristezza e rammarico la scarsa lungimiranza e stoltezza di quanti hanno voluto abrogare questa fonte di energia. Con quel SI abbiamo sbarrato le porte anche alla ricerca su fonti energetiche nucleari “non ad uranio” (si vedano Centrali nucleari al Torio e reazione a freddo di Rossi-Focardi). Abbiamo recluso, ancora una volta, il nostro paese in coda all’europa e al mondo. Da noi la corrente costerà ancora inevitabilmente di più. Le nostre aziende avranno l’ennesimo svantaggio nei confronti delle avversarie europee. E mentre in Francia sono all’avanguardia in tutto il settore nucleare (si legga “sistema della fenice”), in Germania si stanno chiudendo i vecchi impianti nucleari per far posto a quelli di nuova generazione (si noti bene, non stanno assolutamente smantellando il nucleare, ma promuovendo un mix energetico con centrali di ultimissima generazione). In italia, fermi nemici del progresso, continuiamo a bruciare petrolio e oli combustibili. É fantastico come gli italiani, una volta che gli sia stata indicata la strada per l’innovazione ed il progresso scelgano sempre di andare nel verso opposto. E questo da sempre.
Direi che per oggi può bastare. Prossimamente avrò altro, molto altro, di cui discutere, fra cui la spazzatura napoletana, l’uscita televisiva del Trota e il sistema dei penultimatum.


