Archivio di settembre 2010
«Pure Garibaldi fu aiutato dai “picciotti”»
Nelle scorse settimane…
«Alle calde invettive rispondo con quella calma che più si addice ai ragionamenti da condursi scientificamente, perché vi accorgiate di aver condannato, ma non aver inteso, e vi persuadiate quindi allo studio della storia piuttosto che raccomandarlo»
Meglio tacere, che parlare e dissipare ogni dubbio circa la propria idiozia
Carissimo Riccardo Smorta, credo che questa Sua lettera sia un misto fra estremo vittimismo ed incredibile ignoranza storica. Non richiede nessuna risposta, anche per la maleducazione che Lei ostenta nei confronti delle idee altrui.
Mi ha dato del razzista, dell’idiota, del ridicolo, dello sprovveduto e del privo di senno. Le dimostrerò che spesso è meglio tacere, che parlare e dissipare ogni dubbio circa la propria idiozia.
Alla lettera precedentemente pubblicata di Davide La Greca (qui), ho voluto rispondere perché alla base della disputa vi era una diversa interpretazione storica. Qui invece vi è solo insipienza storica grave. Mi limiterò, semplicemente, ad evidenziare i punti che mostrano tali lacune (evidenziati in giallo nella lettera). Pensavo inoltre che un ragazzo pressoché ventenne, quale è Lei, fosse più aperto mentalmente e non cementificato su idee preconfezionate.
1- I lettori hanno riso delle idiozie di Fabio Molinari?
Le mie idiozie sono citazioni di personaggi quali Montanelli, Cervi, Gervaso, Del Boca, et cetera. Le sue invece sono ridicole esternazioni vittimistiche.
2- La Mafia è conseguenza di una burocrazia che funziona male?
Corretta l’analisi delle cause. Ma ciò non toglie che essa non sia nata in Lombardia, Veneto o Piemonte. Le posso solo consigliare un libro: Cosa Nostra – Storia della mafia siciliana. di John Dickie – Edizioni Laterza. Potrebbe sanare alcune ignoranze molto gravi in materia, anche se d’impatto sembra un’impresa impossibile. Lei sta omettendo parecchi passaggi. Io ho parlato di origine della mafia e NESSUNO FINO AD ORA MI HA ANCORA DIMOSTRATO CHE L’ORIGINE É LOMBARDA.
3- La mafia arriva dal Sud, una favola?
Spesso la fatica di aprire un qualsiasi dizionario causa sviste clamorose come questa. Cito dal Dizionario della Lingua Italiana Sabatini-Colletti:
Mafia: Organizzazione criminosa clandestina che, nata in Sicilia nel secolo XIX sotto il governo borbonico, diffondendosi poi in tutta la nazione (e, con gli emigrati, spec. negli Stati Uniti d’America, ma anche altrove, p.e. in Francia), esercita il controllo su certe attività economiche e su traffici illeciti (p.e. appalti, stupefacenti), condiziona la libertà dei cittadini e il regolare andamento delle funzioni pubbliche; è retta dalla legge dell’omertà e del silenzio e si serve di metodi di intimidazione e di repressione violenta e spietata.
Ma si sa, spesso i dizionari sbagliano.
Ripeto per l’ennesima volta che l’origine della Mafia non è Lombarda. Mi si dia prova del contrario.
Talvolta l’unione non fa la forza…
Risposta alla lettera del cons. Bella, pubblicata su madeindesio
«Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani» disse D’Azeglio agli albori dell’esperimento unitario, dimostrando come questo neonato stato avesse come tacito obiettivo l’annichilazione delle realtà locali, delle diversità degli stati preunitari, delle culture regionali. Ma soprattutto evidenzia come il processo di italianizzazione sia stato artificioso e forzato. Ci sono riusciti, in parte; con le lingue locali, rilegate quasi completamente al linguaggio orale, con un ostentato orgoglio tricolore, manifestato solo durante qualche match calcistico, con un sentimento di falsa italianità, espressione di un deviato senso di appartenenza.
Ho criticato il processo di italianizzazione perché esso, per l’ostinata volontà di creare un amalgama italiano, non ha selezionato gli aspetti migliori di ogni cultura, ma – e ne vediamo oggi le conseguenze – ha spesso uniformato il paese ai peggiori. Ed è così che il problema della mafia è diventato un problema dell’Italia unita. I «picciotti» che nel 1861 aiutarono Garibaldi a “liberare” la Sicilia dal Regno dei Borbone, oggi sono boss della malavita, capi indiscussi di alcune omertose realtà locali. E l’Italia di oggi non credo proprio sia come quel bel paese immaginato da Vico, Galileo, Dante, Giotto, Caravaggio, Buonarroti, Manzoni, Verdi o Bellini.
Possiamo dibattere sul significato della “bellezza” per il bel paese. Ad esempio per Jacob Burckhardt, insigne studioso e storico Svizzero, celebre per il suo “La civiltà del rinascimento in Italia”, bellezza è «l’amore delle complessità culturali, psicologiche e anche economiche». Possiamo dunque constatare che la bella Italia non deve per forza essere unita. Forse l’unità è proprio ciò che l’ha resa brutta. E lo stesso Burckhardt, in una lettera del 1880, definisce quanti oppongono alla bellezza il centralismo «terribili semplificatori».
Lo stesso federalismo affonda le sue basi nell’amore per la complessità, in antitesi con il brutale semplicismo che caratterizza lo spirito totalitario e centralista.
Mi chiede se mi sento italiano? Sì, mi sento italiano, ma non di questa Italia. Mi sento figlio di quella cultura, di quella nazione che Montanelli chiamava «l’Italia del Cattaneo», l’unica «che conserva qualche probabilità di salvarsi da questo degrado politico, culturale, morale, economico»¹, e che, ahimè, si ferma all’Emilia. Alcuni la chiamano Padania.
Cordialmente,
Fabio Molinari
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¹ L’indipendente, Il grande vecchio del giornalismo rilegge gli ultimi anni della nostra storia, 25 luglio 1995
Pubblichiamo i certificati penali!
In data 2 Settembre, si è tenuto il Consiglio Comunale, il primo dopo la intensa estate di cronaca circa gli arresti di ‘ndranghetisti. Dato che il Consigliere Comunale è chiamato a svolgere una funzione di tipo pubblico, è giusto anche che lo stesso dimostri di essere PULITO al 100%. Ecco che la mia interpellanza al Sindaco mi rava proprio a questo. Pubblichiamo i CASELLARI GIUDIZIARI di tutti i componenti dell’amministrazione, così da dare la massima trasparenza possibile.
Signor Sindaco, mi rivolgo a Lei quale primo garante della trasparenza di questa Amministrazione, mi rivolgo a Lei perché convinto che potremo essere concretamente d’aiuto nel chiarimento della problematica.
Premettiamo che la nostra cultura, la cultura Lombarda, non è mafiogena.
Rischia PERO’ di diventarlo per via dell’artificioso processo di italianizzazione, che invece di sconfiggere i difetti e collettivizzare i pregi, ha sconfitto i pregi e collettivizzato i difetti.
Parlando di ciò mi riferisco al grave problema, non sicuramente di genesi Lombarda, ma che sta diventando un problema di priorità nella nostra regione, che è la Mafia.
Credo che converrà con me, naturalmente, anche poiché è espresso nella comunicazione che abbiamo analizzato all’inizio di questo Consiglio Comunale, nella decisione di dare la massima trasparenza.
Immagino che Lei, dopo le indagini della procura e i titoli sui giornali, abbia già provveduto a richiedere all’autorità competente il CASELLARIO GIUDIZIARIO di ciascun componente di questa assemblea.Ovvero richiedere di conoscere la fedina penale di ciascuno di noi.
Ecco, signor Sindaco, il lavoro che noi siamo chiamati a svolgere è di tipo pubblico. Noi rappresentiamo un’istituzione pubblica. La Lega chiede, dunque, come desumibile dall’articolo 28 del Testo Unico del 2002 in materia di casellario giudiziario, che vengano resi pubblici i CASELLARI GIUDIZIARI di ciascuno di noi.
La ringrazio dell’attenzione.








