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“Calabria: la regione europea con i cervelli migliori”

Calabria, il liceo con 26 geni

«Voti regalati? No, solo spinte»

Nella regione sette scuole sulle prime dieci italiane

REGGIO CALABRIA — È la regione con il più alto tasso di disoccupazione, ma la Calabria è anche la terra dove si studierebbe di più, rispetto alle altre regioni d’Italia. Questo si evince dalla graduatoria nazionale stilata dal ministero dell’Istruzione che vede sette istituti secondari calabresi tra i primi dieci della graduatoria. Studenti modello sulla carta, diplomati con lode. Il primato spetta al liceo scientifico statale Leonardo da Vinci di Reggio Calabria. Su duemila studenti, 26 hanno ottenuto la lode.

L’istituto reggino ha superato nella classifica nazionale il liceo classico Gioacchino da Fiore di Rende che lo scorso anno ha registrato 23 lodi su 1.070 alunni, risultando così il primo istituto calabrese. Quest’anno la scuola di Rende si è fermata «soltanto» a 17 lodi. Gli altri cinque istituti calabresi che figurano tra i primi dieci della classifica sono: due in provincia di Reggio Calabria, il liceo scientifico Michele Guerrisi di Cittanova che si attesta al 6° posto, con 18 lodi, e il liceo scientifico Alessandro Volta di Reggio, al nono posto con 17 lodi. Terzo posto per il liceo scientifico Filolao di Crotone dove gli studenti modello sono 21. Il liceo scientifico Fermi di Cosenza si è invece assicurato il quarto posto con 19 lodi, due in più degli studenti del liceo classico Telesio, sempre di Cosenza, che si ferma al decimo posto. Chiude la graduatoria nazionale con una lode sola, l’istituto professionale per servizi commerciali e turistici di Vibo Valentia. Lo stesso risultato ottenuto lo scorso anno.

Una presenza così massiccia di scuole secondarie calabresi ai primi posti nella classifica solleva inevitabilmente più di un dubbio. «Ci prepariamo a tutto campo per una scuola che garantisca oltre all’apprendimento dell’insegnamento dei saperi, lo sviluppo di competenze utili all’inserimento di giovani nella società e nel mondo del lavoro — sostiene Francesco Mercurio, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Calabria —. Stiamo già programmando il piano d’azione per il 2010 che si chiama “programmare per competere”». E il sospetto di «regalare» il massi mo voto agli studenti? «Non è utopia pensare che la lode sia un’ulteriore spinta per gli studenti calabresi», si difende Mercurio.

tratto da: Corriere.it

Non vi è alcun bisogno di commentare. E’ soltanto l’ennesima prova a sostegno di chi, come me, lotta per l’abolizione del valore legale del titolo di studio: è possibile che il mio voto di Maturità in Lombardia valga quanto un 100/100 preso a Reggio Calabria (che vanta diplomati con lode, ma che nelle analisi OCSE – e quindi oggettive – è fanalino di cosa dell’Europa)?

Avere delle cifre così alte, potrebbe fare pensare solo a due scenari: in Calabria sono tutti geni (e allora giù il cappello, studenti lombardi), OPPURE, più verosimilmente, che il metodo di valutazione meridionale è sicuramente più “rilassato” (come d’altronde è l’indole di questo popolo) rispetto a quello del Nord.

Dato che sarebbe indemocratico far valere l’uno più dell’altro, perché ammetterebbe delle insufficienze nella situazione scolastica meridionale (cosa inammissibile per gli statisti romani che si sciroppano la bocca con retoriche frasi sull’Unità d’Italia), è necessario premere perché non sia possibile equipararli, in quanto perderebbero valore legale.

Altra provocazione: è lecito che gli insegnanti meridionali – che ci dicono i dati OCSE essere quelli che preparano in maniera peggiore, dato che i loro alunni sono fanalino di coda dell’Europa – insegnino al Nord senza superare esami e graduatorie REGIONALI?

Se la Calabria ha dunque 362 lodati (pari al 2,1% del totale), la regione Puglia ne ha ben 631 (anche se di fermano all’1,8%). E… fatto ancora più grave e raccapricciante è che lo Stato, grazie alla Maturità 2010, per queste sole due regioni spenderà 993.000€ di premio per gli studenti lodati, dato che essi sono 993. E poi ci lamentiamo che la scuola non ha fondi.

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