La scuola dev’essere veicolo dei nostri valori

da haisentito.it
Bisogna ricreare un po’ di chiarezza attorno a questa situazione, perché checché se ne dica, noi non siamo contrari allo sport del cricket in sè. Siamo fermamente contrari, però, al fine con il quale lo si insegna all’interno delle scuole. L’integrazione, a parer mio, deve essere basata su di un processo di apprendimento, da parte dell’immigrato, delle nozioni basilari della cultura e della società nella quale vive.
Insegnare cricket ai bambini italiani per promuovere un’ipotetica integrazione è un ragionamento esattamente contrario rispetto alle aspettative di un’integrazione logica e ragionata. Sarà il bambino straniero, pakistano in questo caso, che dovrà adattarsi alla società nella quale vive. Perché, ripeto, non si può pretendere di avere una società integrata se non si integra, secondo la stessa definizione di integrazione:
Nelle scienze sociali, il termine integrazione indica l’insieme dei processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società.
Non credo che l’insegnamento di qualcosa di non-nostro aiuti dunque l’integrazione, in questo senso. Se il fine è dunque esso, ci sono una serie di proposte, a parere di molti, migliori, per favorire questo processo.
Può essere importante l’insegnamento delle tradizioni e della storia del nostro popolo. Sapere cosa successe nel 1176 o quanto grande sia il nostro patrimonio dialettale; un patrimonio che rischiamo di perdere, assieme alla nostra storia. E che noi non vogliamo perdere, perché la scuola dev’essere veicolo di quei valori e di quegli aspetti della società che ci caratterizzano, e che dovranno caratterizzare le generazioni future!
Si invitino piuttosto, come ha affermato l’Assessore allo Sport Antonio Zecchin, quelle società sportive che operano sul nostro territorio da molto tempo, e alle quali è molto difficile entrare nelle scuole (a differenza dei pakistani), per mostrare come lo sport stesso si è evoluto in Brianza.
Aggiungo poi che sui giornali mi ha fatto un po’ di tristezza leggere di Desio chiamata “Islamabad d’Italia”, perché, benché ci sia una forte presenza pakistana, Desio rimane Dés, e finché ci saremo noi la Brianza rimarrà nostra e faremo il possibile per mantenerla così.


I didn’t understand the concluding part of your article, could you please explain it more?
Dear Phoenix, I’ll explain this “Abolizione del valore legale del titolo di studio” better in the next article. Thank you for reading!