In consiglio comunale
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Archivio di marzo 2010

Grazie San Giorgio!

Volevo ringraziare quanti hanno creduto in me e hanno incoraggiato la mia candidatura, fra tutti, gli assessori Francesca Manzotti, Antonio Zecchin e il capogruppo Andrea Villa, il segretario di Lissone Roberta Schiatti e di Desio Ettore Motta.

Ma soprattutto,

40 GRAZIE A SAN GIORGIO!

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La scuola dev’essere veicolo dei nostri valori


da haisentito.it

Bisogna ricreare un po’ di chiarezza attorno a questa situazione, perché checché se ne dica, noi non siamo contrari allo sport del cricket in sè. Siamo fermamente contrari, però, al fine con il quale lo si insegna all’interno delle scuole. L’integrazione, a parer mio, deve essere basata su di un processo di apprendimento, da parte dell’immigrato, delle nozioni basilari della cultura e della società nella quale vive.
Insegnare cricket ai bambini italiani per promuovere un’ipotetica integrazione è un ragionamento esattamente contrario rispetto alle aspettative di un’integrazione logica e ragionata. Sarà il bambino straniero, pakistano in questo caso, che dovrà adattarsi alla società nella quale vive. Perché, ripeto, non si può pretendere di avere una società integrata se non si integra, secondo la stessa definizione di integrazione:

Nelle scienze sociali, il termine integrazione indica l’insieme dei processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società.

Non credo che l’insegnamento di qualcosa di non-nostro aiuti dunque l’integrazione, in questo senso. Se il fine è dunque esso, ci sono una serie di proposte, a parere di molti, migliori, per favorire questo processo.
Può essere importante l’insegnamento delle tradizioni e della storia del nostro popolo. Sapere cosa successe nel 1176 o quanto grande sia il nostro patrimonio dialettale; un patrimonio che rischiamo di perdere, assieme alla nostra storia. E che noi non vogliamo perdere, perché la scuola dev’essere veicolo di quei valori e di quegli aspetti della società che ci caratterizzano, e che dovranno caratterizzare le generazioni future!

Si invitino piuttosto, come ha affermato l’Assessore allo Sport Antonio Zecchin, quelle società sportive che operano sul nostro territorio da molto tempo, e alle quali è molto difficile entrare nelle scuole (a differenza dei pakistani), per mostrare come lo sport stesso si è evoluto in Brianza.

Aggiungo poi che sui giornali mi ha fatto un po’ di tristezza leggere di Desio chiamata “Islamabad d’Italia”, perché, benché ci sia una forte presenza pakistana, Desio rimane Dés, e finché ci saremo noi la Brianza rimarrà nostra e faremo il possibile per mantenerla così.

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Cittadinanza veloce? Solo in casa-Fini!

tratto da vukicblog

Probabilmente il processo breve voluto da Berlusconi in ambito giudiziario non bastava in casa PDL: adesso arriverà anche un percorso breve per garantire ai bambini extracomunitari la cittadinanza; insomma, in casa PDL, tutto si fa breve, e si presume, con la carestia di presenze alla manifestazione di Roma, tale sarà anche l’elenco degli elettori. L’irriverente sparata arriva ovviamente dal Presidente della Camera Fini, che fra una seduta e l’altra trova anche il tempo per le barzellette ai giornalisti. Sarà il terrore giunto da oltralpe – la destra di Sarkozy battuta sonoramente alle elezioni – di un ritorno della sinistra, o sarà anche il primo colpo di sole dell’anno, fatto sta che il gentleman della Camera ha sollevato il solito polverone mediatico.
Cosa dire? Che finché ci sarà la Lega Nord la cittadinanza sarà un punto di arrivo, non uno di partenza. Sarà una meta, una prova guadagnata sul campo, non una onoreficenza gratuita. Non possiamo creare una società multiculturale – sempre ammesso che il popolo la voglia, e di cui io sono un fermo antagonista – se non si fissano le basi per poterla instaurare. É un’imposizione, una costrizione, che ha mostrato come sia un modello fallimentare(1), ma che il Presidente radical-chic Gianfranco Fini l’ha trasformata nel suo cavallo di battaglia.
Spogliato della camicia nera, ha indossato ormai i panni dell’illuminato statista. Ma non si è reso conto che più vola e più si stacca dalla realtà, quella realtà che vede gravi problemi nella pacifica convivenza e che la cittadinanza fast per gli extracomunitari rischierebbe di spezzare del tutto.

Regole severe, tetto agli ingressi, espulsioni immediate per gli irregolari, cittadinanza a punti, precedenza ai Cittadini nel lavoro e nei servizi.
Il 28 e 29 Marzo fate capire a questi signori che la nostra società non si prostituisce, non si vende; non serve il multiculturalismo, non ci facciamo piegare.

Siamo fieri della nostra cultura. E la difenderemo.

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(1) di quasi impossibile applicazione in Europa. Per le motivazioni e delle serie analisi vi rimando a questi articoli: 1, 2 e 3.

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Solo la Lega vuole il Parlamento pulito

Tratto da Il Corriere della Sera:

Qualche tempo fa denunciavo il rischio che il DL “anticorruzione” fosse solo uno specchietto per allodole, proclamato a gran voce dai ras di Berlusconi, ma che in realtà aveva solo l’intento di salvare il bersagliato PDL dal tracollo totale dei voti.
Poi però, vedendo che se n’era incaricato il buon Calderoli, avevo guadagnato ottime speranze, finché ieri mattina, in un articolo sul Corriere è apparso come il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, si sia frapposto fra la Lega – che vuole la letterale pulizia del Parlamento – e il progetto di legge, andando a bocciare la “proposta Calderoli”.
Alfano, fac totum di Silvio, piazzato alla Giustizia come un pargolo piazzato all’asilo da una madre di fretta, è il braccio armato del nucleo centrale del PDL, una specie di escort – formato maschile – da usare alla Giustizia per parare un po’ il fondoschiena a partito e vertici.
In un primo momento, quello dei proclami, si invocava a gran voce il decreto, tanto da far paura anche agli stessi proclamatori; poi, dopo il baccano mediatico che questo ha provocato, solo il buon Calderoli è rimasto saldo e fermo sui presupposti iniziali, smascherando come, al contrario, da parte del PDL, vi fosse solamente una volontà di “taroccare” l’informazione. La Lega, nonostante l’alleato non voglia più sentir parlare di pulizia del parlamento, continua sulla sua strada. E la gente lo capisce, la gente è dalla parte dei fatti, dalla parte della Lega Nord.

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Affondo di Bossi: la Lombardia è in crisi

MILANO — «Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare». Con chi se la prende Umberto Bossi? Di quale regione parla? Sorpresa: è la «sua» Lombardia. Il leader leghista è a Vigevano, dove i militanti ascoltano uno dei comizi più «laburisti» da molto tempo a questa parte: il lavoro (anzi: la sua mancanza) ne è il filo conduttore. Senza dimenticare l’attualità: «Berlusconi? Farebbe meglio a non parlare per telefono». E Fini? «Mi pare che discuta troppo: secondo me non si può cambiare niente in un Paese se tutti i giorni si fanno discussioni e si mette in dubbio tutto». E c’è anche un momento per la commozione, quando Bossi saluta la madre, quasi novantenne, che abita a poca distanza dalla piazza del comizio.

Ma è sulle Regionali che arriva una generosa spolverata di peperoncino. Sarà il vento di sorpasso elettorale che soffia dal Veneto, fatto sta che le parole di Bossi, se non son schiaffoni, poco ci manca: «Una croce sul guerriero—proclama Bossi — vuol dire un voto perché finalmente in Lombardia il consiglio metta le ali. Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare». Non è una frase uscita male. Di lì a poco, infatti, Bossi rincara: «La Lombardia è in crisi, manca il lavoro». Insomma: «È tempo di cambiare». Perché «adesso la regione è senza un progetto». La tonalità, ormai, è quella. E così, anche la chiamata all’arruolamento si trasforma in accusa: «Venite a far politica nella Lega. Non andate negli altri partiti dove si scannano. Ci sono partiti dove se non gli dai la poltrona ti sparano». Bossi alterna bastone e carota: «Non c’è una partita con il Pdl. Anche se diventiamo noi il primo partito, saremo seri e non inizieremo a ricattare». Tuttavia non passa un minuto ed eccolo spiegare che «la giustizia è uno di quei motivi per cui Berlusconi ha bisogno dei voti della Lega. Quindi più ha bisogno di voti, più il federalismo è sicuro ».

C’è ancora tempo per una sortita in cui è difficile non leggere un riferimento al recente patteggiamento dell’ex assessore formigoniano Piergianni Prosperini, che proprio dal Carroccio, in anni lontani, era uscito: «Io sono un segretario molto cattivo. Da noi chi viene preso a rubacchiare viene mandato subito via. Certe cose nella Lega non succedono perché io conosco tutti e chi sgarra viene cacciato». Da Roberto Formigoni, nessuna risposta: mentre Bossi è sul palco a Vigevano, lui è sul palco nella natia Lecco. Ma il suo staff ricorda: che in Lombardia il rapporto con la Lega è saldissimo, che in 10 anni le decisioni sono state tutte prese all’unanimità. E, anche, che mentre da Roma arrivava l’ordine di cancellare le comunità montane, la Lombardia si è mossa a loro difesa, così come ha lanciato un patto di stabilità regionale per sostenere i comuni messi in difficoltà da quello nazionale.

(da corriere.it)

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Poco più di dieci giorni alle elezioni

Il brusco variare delle temperature in questi giorni, mi ha messo fuori uso ed ho dovuto rinunciare per un po’ a scrivere sul blog; ma adesso, anche se ingranando piano piano, si riprende, ricordando a tutti l’appuntamento elettorale del 28 e 29 Marzo.
Chi bisognerà votare? Se siete residenti a Desio, voterete per le Amministrative sulla scheda BLU (per eleggere il sindaco e il consiglio comunale), quindi dovrete fare una croce sul simbolo della Lega Nord e scrivere a fianco Molinari.

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Ma quale cricket! Insegnamo ai bambini le nostre tradizioni

Dès – Arriva da San Giorgio una notizia alquanto sconvolgente: alla scuola elementare – che ho avuto io stesso la gioia di frequentare – non si sceglie più di raccontare ai bambini le tradizioni della Brianza, di insegnargli la nostra lingua né le nostre ricorrenze. É arrivata bensì la fantastica idea di far cimentare gli alunni nello sport nazionale del Pakistan: il cricket.
Come si può leggere da questo articolo su Il Cittadino, sarà un’iniziativa che coinvolgerà la scuola per 10 settimane consecutive, permettendo di “valorizzare la cultura di questo paese” e fornendo “un’occasione di crescita ed arricchimento”, come sostengono gli insegnanti. Ad occuparsi dell’insegnamento saranno due esperti del settore, che sicuramente – si spera – avranno le qualifiche per poter insegnare in una scuola, sia sportive che di sicurezza. I loro nomi sono Sarfaz Ahmad e Shahef Mehmood, rappresentanti della comunità pakistana della città. Non intendiamo assolutamente mettere in dubbio l’indiscussa professionalità, quanto ci preme riflettere sulla lenta ma devastante sparizione delle nostre tradizioni, in quanto anche la scuola stessa le snobba, preferendo loro esotiche attività sportive.

In secondo luogo, se è integrazione quella che noi vorremmo ci fosse, e non un violento scontro tra culture, in cui una soccombe lasciando spazio all’altra, allora non si sarebbero dovute impartire lezioni di cricket, bensì insegnare agli alunni il dialetto e le tradizioni brianzole: è preoccupante che i bambini della “nuova Brianza” conoscano come si declinino parole del gergo sportivo pakistano, e magari non sappiano il significato di papurott(1) o non abbiamo mai giocato alla lippa(2).

E mentre vediamo sparire all’orizzonte la nostra cultura, facciamo di tutto per allontanarcene anche noi, quasi fosse una vergogna da mascherare. Ma qui, l’unica vergogna è leggere con i nostri occhi queste notizie.

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(1): dolce a forma di pupazzo che si mangia nella zona di Lissone e Desio nel giorno dell’Epifania
(2): antico gioco panitaliano, con origine Lombarda, che consiste nel lancio di un pezzo di legno, servendosi di manici di scope rotte, appuntiti. (http://it.wikipedia.org/wiki/Lippa_(gioco))

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L’intolleranza verso i Padani

Settimana scorsa, navigando in rete, mi sono imbattuto in un articolo, sul sito “la voce di No Mas”, che tratta del presunto razzismo dei Padani e dei leghisti, accusati, dall’autore, Marco Besana, di essere i principali promulgatori di un’intolleranza di siffatto genere. Tutto ciò è nato come critica alla sezione del sito del movimento dei Giovani Padani, nel quale si fornisce uno spazio per denunciare eventuali atti di violenza ed intolleranza nei confronti di leghisti o Padani in genere. Molto spesso mi è capitato di essere apostrofato, da questo o quel personaggio, come rozzo od ignorante, solo perché mi dichiaravo aderente a tali ideali, salvo poi dimostrare sul campo come i titoli, attribuiti in forma puramente gratuita, fossero, nella maggior parte delle volte, invertiti. Se non si può parlare esattamente di razzismo, è pur vero che vi è un’intolleranza di fondo nei confronti di quanti o condividono gli ideali leghisti o, semmai, si sentono appartenenti ad una cultura che non è quella italiana, ma quella della regione cui appartengono. Essere e riconoscersi Padani, non è sinonimo di nazionalismo o di razzismo, bensì è una libertà che persino Woodrow Wilson, nel lontano 1918, citava nei suoi 14 punti, quella dell’autodeterminazione dei popoli. Non è mia intenzione dilungarmi in questo articolo sulle motivazioni che mi spingono a credere nell’esistenza di un’identità padana, ma invito il lettore a consultare tale dispensa, egregiamente curata, sulle ragioni per cui credere e difendere tale affermazione.

Ritornando all’articolo sopra citato, l’autore arriva pure a chiedersi “come possa esserci razzismo” nei confronti dei Padani, quasi come se la Storia non abbia già visto, nelle sue pieghe, sparizioni più o meno improvvise di popolazioni e culture; cosa, che, ahimè, è successa, con il Risorgimento, poi con il Fascismo ed infine con il Dopoguerra, ai danni delle popolazioni preunitarie, che si sono viste cancellate a favore della creazione di un’artificiosa identità Italiana.
É citato come esempio che porti l’ignaro lettore ad apostrofare il leghista come razzista, un presunto volantino della sezione della Lega Nord di Mirano (VE), che invitava a torturare i clandestini: la polemica che ne uscì a suo tempo venne poi smentita in quanto fu accertato, sia che la sezione del paese in questione nemmeno esiste, sia che il volantino era frutto di un fotomontaggio di un blog espressamente anti-padano.
Vengono inoltre criticate alcune affermazioni di Matteo Salvini, fra cui quella delle carrozze separate per i Milanesi. Ovviamente l’informazione è errata anch’essa, poiché presa fuori contesto: l’europarlamentare, dibattendo circa la quasi scomparsa dei Milanesi a Milano, ironicamente affermava che, continuando così, sarebbero stati creati dei vagoni separati per i Milanesi, poiché finiranno segregati come i Sioux in America. L’informazione spesso lascia il posto alla disinformazione, e parole come queste prendono molte volte la via opposta, vittime di penne maligne.
Riguardo, poi, i cori da stadio nei confronti dei Meridionali, non vorrei rompere quel tabù, che vede questi ultimi sempre vittime dei “meschini nordisti razzisti”, portando l’esempio della signora Ciampi, che, in una visita a  Napoli affermava “La gente del Sud più buona ed intelligente”. Se questo non è razzismo, è lecito che il lettore si interroghi su cosa sia veramente, se non l’aperta affermazione della superiorità di una cultura sopra l’altra.

Ci spiace che un sito così ricco di contenuti, interessante, e che io stesso apprezzo molto per le iniziative e l’informazione, come “la voce di No Mas”, cada in polemiche di tale genere, specialmente perché sterili, e perché neppure il cittadino comune crede più alla favola del Nord razzista ed intollerante.

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Olandesi e Spagnoli danno i primi segnali. L’Europa inizia a capire il problema Islamico

Questa settimana la stampa euro-buonista si è scagliata contro la valanga di voti, democraticamente decisa, di Geert Wilders in Olanda, accusato di xenofobia e razzismo. Lo stesso politico aveva promosso la realizzazione, nel 2008, di un documentario sul fondamentalismo islamico, Fitna, che si ispira a leggi coraniche come ‘diffondere il terrore nei cuori dei nemici di Allah’ (Surah 8, verso 60), per denunciare le barbarie di tale credo religioso. Per questo documentario, ha ricevuto minacce di morte da molti ambienti filo-islamici, sollevando solo qualche sporadica polemica negli ambienti giornalistici dell’Europa intera. Polemiche che, invece, sono nate e si sono diffuse con la sua elezione, manifestando apertamente l’imparità di trattamento che ricevono da una parte i cittadini Europei e dall’altra gli immigrati extra-comunitari, che si vedono garantire troppi aiuti dallo Stato.

Ed è proprio su questa base che si fonda il calo drastico di consenso verso l’immigrazione, che vede salire in Spagna lo scetticismo verso un’immigrazione non regolamentata. Il 77% degli Spagnoli crede che gli immigrati siano troppi, ce lo dice la ricerca “Razzismo e xenofobia 2009″. E così anche nella Spagna del comunista Zapatero si diffonde il malcontento causato dall’arrivo, negli ultimi 10 anni, di milioni di migranti. In tempo di crisi l’immigrato non solo viene assunto in impieghi che, data la carenza di lavoro, farebbero gola ai cittadini, bensì, soffrendo anch’esso di una forte disoccupazione, come nel caso dell’Italia, va ad ingrossare le fila della malavita organizzata. Ecco allora che l’immigrato, giunto magari in Europa con buoni auspici lavorativi, si trova in giri loschi da cui molto spesso non riesce più ad uscire.
Quale soluzione allora? Solamente la regolamentazione rigida, in leggi ed applicazioni, dell’immigrazione.

Intanto in Spagna il nascente Partito Islamico annuncia la sua partecipazione alle Elezioni Amministrative 2011…

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Quando l’incompetenza blocca il paese

Vogliono comandare il paese, vogliono la governabilità e il dialogo, la blocca processi e il legittimo impedimento, il blocco delle intercettazioni e lo zittio dei pentiti di mafia. Vogliono, insomma, governare il paese, sono il grande partito del popolo della libertà (o perlomeno così si apostrofano), ma non sono capaci di adempiere alle stesse rigidità burocratiche alle quali il paese ci sottopone.
Si trattava di presentare una lista, almeno 3500 firme e non più di 5000. Non ce l’hanno fatta, è nato un putiferio dal quale escono pure accuse di golpe e minacce di atti indemocratici. E mentre il paese necessita di riforme, l’incompetenza delle “volpi” romane e della Lista Formigoni condanna i cittadini a giorni di tempesta mediatica. Ma, è dimostrato, i partiti radicati sul territorio, come la Lega Nord, non hanno avuto alcun problema con la presentazione delle liste. «Dilettanti allo sbaraglio», il Senatùr apostrofa così quest’enorme bufala burocratica.
Ma facciamo chiarezza: tralasciando l’affair Polverini (nel quale, alla base del ritardo della consegna della modulistica, si vocifera ci sia un ritocco delle liste all’ultimo minuto, insomma, il solito gioco alla romana), per quanto riguarda l’esclusione della Lista per la Lombardia di Formigoni, si può dire che l’incorrettezza sia stata riscontrata in 514 firme.

“In base agli esposti presentati dalla Lista Marco Pannella, la Corte d’Appello ha riscontrato che le doglianze risultano fondate con riferimento alle voci indicate nel relativo esposto: mancanza del timbro tondo sui moduli (136), mancanza data dell’autentica (121), mancanza luogo della autentica (229) e mancanza qualifica autenticante (28) per un totale di sottoscrizioni invalide di 514″

Ansa

Ma ignorantia legis non excusat. Non si può arrivare a minacciare la stabilità e la democraticità dello Stato per errori burocratici. Intanto stasera si riunisce in via straordinaria il Consiglio dei Ministri, vedremo cosa ne uscirà.
Nel frattempo, come dice il segretario della Lega Lombarda, Giorgetti, «Il Pdl impari come si fa politica con passione e competenza», quelle caratteristiche tipiche dell’Alberto da Giussano.

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