“Multiculturalismo e cattivo vicinato”. Da Il Corriere della Sera
Sfogliando l’altro giorno il Corriere della Sera (di Domenica 21 Febbraio), mi sono imbattuto in un articolo di Giovanni Sartori sul multiculturalismo, che non posso non proporvi. Analizza in maniera acuta ed argomentata un problema che più volte ci siamo posti: è possibile l’integrazione in Italia, e in generale in Europa? Se sì, come?
Vorrei porre la vostra attenzione su di un passaggio molto particolare, che mi sento di condividere pienamente: «Fa ridere, o piangere, che siffatte situazioni di disastrosa disgregazione sociale vengano acclamate come l’avvento di un glorioso futuro multietnico e multiculturale».
Tanti mi dicono che la paura per l’immigrato è ingiustificata, che il multiculturalismo è un modello verificato e funzionante (grave errore di valutazione), ma non si basano sui fatti reali e concreti: un’alta percentuale di stranieri implica maggiore difficoltà per il singolo ad integrarsi. La copiosa presenza causa paura, e con essa rigetto nel confronto di una realtà extracounitaria all’interno della società, e di qui la difficoltà per l’immigrato ad integrarsi. Nascono i ghetti e nascono le guerriglie di Via Padova.
Sappiamo che i numeri, dunque, sono il problema, e cosa fare se non regolamentare rigidamente (con il pugno duro, come dice Matteo Salvini) l’immigrazione fornendo dei tetti, delle regole e dei limiti, ma dando sicuramente più chance di integrazione del singolo?



