L’ennesimo fallimento del modello multiculturale

da corriere.it
Come volevasi dimostrare.
Nella serata di ieri è stata guerriglia a Milano: bande di Nordafricani e Sudamericani hanno messo a ferro e fuoco la bella capitale lombarda, che di lombardo, oramai, ha solo il nome e qualche paese dell”hinterland.
Tutto comincia con l’uccisione di un Egiziano, dopo una rissa in pieno giorno, alla fermata del bus, fra due gruppi, l’uno di Sudamericani, l’altro di Nordafricani. Dopo nemmeno mezz’ora, amici, parenti e connazionali dell’ucciso scendono nelle vie di Milano; la fiumana di gente non pronuncia di certo «Ferrer! viva Ferrer!», ma parole incomprensibili della lingua di Saladino. Negozi, macchine, case, tutto ciò che poteva sembrare di origine Andine viene brutalmente frantumato, rovesciato, incendiato. É guerra razziale, mossa dallo stesso odio che animava le vie di Rosarno poco più di un mese fa. Quello stesso odio che i buonisti d’Italia condannavano, difendendo la società multiculturale come valore, osannando il meltingpot e tacciando di razzismo quanti vedessero con scetticismo questo modello. E adesso chi sono i razzisti? Chi ha importato in Italia un sistema societario fallimentare? Le guerre fra bande della West Coast statunitense dovevano esserne una testimonianza. E invece no.
Questa non è integrazione.
Il modello Finiano (l’ex missino, il 20 Febbraio dello scorso anno, invitava l’Italia a lavorare per un futuro multiculturale) e italo-buonista sta dando i suoi tanto attesi frutti, smascherando il fallimento dei sistemi immigrazionisti selvaggi, poiché così non si vuole integrare l’extracomunitario nella cultura già presente, ma creare una pluralità di etnie che necessariamente entreranno in lotta, l’una contro l’altra. E se c’è ancora qualche milanese a Milano, pensi a cosa direbbero i suoi avi, se potessero vedere che sotto la Madunina si parla e si uccide in decine di lingue diverse.


Basta guardare gli Stati Uniti. Saranno inevitabili queste guerriglie. Gente che non lavora fa guerre di bande. Chi non ha un lavoro e non paga le tasse deve essere mandato fuori a calci in culo. Non c’è lavoro per gli italiani ma chissà perchè i politici italiani ci dicono che “abbiamo bisogno” di immigrati. Strano vero?
Bruno, hai pienamente ragione. Il sistema Statunitense ha mostrato che il multiculturalismo è pienamente fallace.
Ma la stessa UE vuole importarlo… forse perché un popolo senza più identità è più facile da comandare?
Il risultato di un fallimento di una politica che vuole una società multiculturale senza ricordare il vero fondamento delle radici di una città antica come Milano fatta di soli milanesi. Oltre a quanto è successo a Milano,basta solo vedere l’esempio di ieri pomeriggio in un campetto di calcio di periferia: non è ammissibile a mio parere,da brianzolo,ma soprattutto da desiano,trovarmi viso a viso con miei amici e perchè no,compatrioti desiani e lissonesi, e scorgere negli occhi di questi la drammatica realtà di considerarci purtroppo una minoranza…Proprio noi che dovremmo essere PADRONI A CASA NOSTRA!
E sì Marco, la società europea deve svegliarsi, sennò rischierà di scomparire.
io sono nell’idea di prenderli a calci in culo uno per uno e di mandarli da dove sono venuti visto che sono un branco di incivili che se ne tornino a casa loro almeno si liberano un po di posti di lavoro per gli italiani NOI PADRONI A CASA NOSTRA NN LORO FUORI DAI COGLIONI NN LI VOGLIAMO
Il melting pot, in tutte le sue visionarie proiezioni ideologiste, e` una strategica operazione “eugenetica” e razzista, strumentale ad progetto di piu` ampia e devastante portata ad opera dei grandi poteri planetari finanziari e monopolistici.
Criminogeno e`il progetto “melting”, come criminali sono coloro che lo sostengono. I veri eredi del Fascismo eugenetico e fautore delle guerre di equilibrio internazionale. Prendiamo coscienza della sua devastante portata per il Globo intero ed il suo Ecosistema umano ed ambientale ed iniziamo una sistematica demolizione dei suoi slogan buonistici. marco